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di Nique la Police
20 marzo 2010
Se c'è un elemento pacificatore, e neutralizzatore delle tensioni politiche, ottenuto dalla manifestazione del PDL a Roma è sicuramente l'effetto noia.
Sicuramente la manifestazione di oggi non crea l'effetto pacificazione nazionale desiderato dai vertici del centrosinistra, che attendono la fine delle elezioni regionali per lanciare gli appelli alle "riforme condivise", ma questo non si ottiene con i cortei. Piuttosto, l'effetto noia la pacificazione finisce per favorirla per inerzia invece che grazie ad un solido attivismo diplomatico.
Il PDL esce dalla manifestazione di Roma con un non evento, senza forza propulsiva di massa e con nessuna novità politicamente dirompente all'orizzonte.
La preparazione del non evento, questo va rimarcato, ha avuto connotati pericolosi e preoccupanti. L'intera informazione pubblica e privata delle televisioni di questo paese, mettendo in secondo piano ogni altra notizia, ha fatto da piattaforma di lancio della manifestazione. Se l'opposizione pensa di fronteggiare questo fenomeno ripetendo il mantra, nel confine informativo cui è confinata, "Berlusconi pensi ai problemi reali degli italiani" probabilmente durerà ancora a lungo lo spettacolo di un piazzista di comunicazione politica che parla a reti unificate come un padre della patria rispettando appena la forma democratica.
Perchè il berlusconismo può sopravvivere ben oltre il fondatore se non si ne disarticolano gli assetti proprietari, tecnologici, e di contenuti, che rendono possibile questo fenomeno. Cosa che il centrosinitra, persino nelle sue componenti più (si fa per dire) ardite, oggi non è neanche in grado di concepire.
Comunque attualmente il male si presenta nella sua forma regressiva. Il non evento della manifestazione di Roma è indice di questa regressione. Poche persone in piazza, riunite sotto un palco gigantesco che restringeva di molto lo spazio da riempire, sono sfilate alla spicciolata e in alcune vie solo in una direzione di marcia mentre nell'altra le auto sfilavano tranquillamente (e, come tutti sanno, questo è impossibile se in una città manifestano un milione di persone come da cifre ufficiali).
In Piazza San Giovanni la collaudata regia televisiva, con ampio uso di telecamere a volo d'uccello per esaltare l'effetto folla, ha poi assolto in pieno il compito di rappresentare per i tg una piazza spendibile nei servizi di prima serata. Il punto è che la regia televisiva non è più un evento in sé, come accadeva anni fa, la folla non è epocale e i messaggi di Berlusconi sono sempre gli stessi.
Un corteo, dove la noia l'ha fatta da padrona, che non sembra in grado di ottenere un effetto dirompente in campagna elettorale. Almeno non da solo e non come evento di punta, rappresentativo di un desiderio del premier di rompere gli argini dello stallo politico in cui si trova, stretto tra crisi economica, desiderio di dare una spallata all'ordinamento, controffensiva della magistratura e necessità concreta di vedere le carte dell'opposizione sulle "riforme". Se Berlusconi otterrà qualcosa da queste elezioni, e dall'attuale fase politica, non sarà quindi grazie alla manifestazione di Piazza San Giovanni. Che va archiviata come una produzione di un non evento, utile per gli studiosi dei fenomeni di comunicazione mediale, inutile ai fini della politica reale.
E così, in un paese che si sta sfilacciando gravemente per il sovrapporsi della crisi nazionale e di quella globale, tutto quello che sa produrre il governo è un nulla a reti unificate.
Il PDL esce dalla manifestazione di Roma con un non evento, senza forza propulsiva di massa e con nessuna novità politicamente dirompente all'orizzonte.
La preparazione del non evento, questo va rimarcato, ha avuto connotati pericolosi e preoccupanti. L'intera informazione pubblica e privata delle televisioni di questo paese, mettendo in secondo piano ogni altra notizia, ha fatto da piattaforma di lancio della manifestazione. Se l'opposizione pensa di fronteggiare questo fenomeno ripetendo il mantra, nel confine informativo cui è confinata, "Berlusconi pensi ai problemi reali degli italiani" probabilmente durerà ancora a lungo lo spettacolo di un piazzista di comunicazione politica che parla a reti unificate come un padre della patria rispettando appena la forma democratica.
Perchè il berlusconismo può sopravvivere ben oltre il fondatore se non si ne disarticolano gli assetti proprietari, tecnologici, e di contenuti, che rendono possibile questo fenomeno. Cosa che il centrosinitra, persino nelle sue componenti più (si fa per dire) ardite, oggi non è neanche in grado di concepire.
Comunque attualmente il male si presenta nella sua forma regressiva. Il non evento della manifestazione di Roma è indice di questa regressione. Poche persone in piazza, riunite sotto un palco gigantesco che restringeva di molto lo spazio da riempire, sono sfilate alla spicciolata e in alcune vie solo in una direzione di marcia mentre nell'altra le auto sfilavano tranquillamente (e, come tutti sanno, questo è impossibile se in una città manifestano un milione di persone come da cifre ufficiali).
In Piazza San Giovanni la collaudata regia televisiva, con ampio uso di telecamere a volo d'uccello per esaltare l'effetto folla, ha poi assolto in pieno il compito di rappresentare per i tg una piazza spendibile nei servizi di prima serata. Il punto è che la regia televisiva non è più un evento in sé, come accadeva anni fa, la folla non è epocale e i messaggi di Berlusconi sono sempre gli stessi.
Un corteo, dove la noia l'ha fatta da padrona, che non sembra in grado di ottenere un effetto dirompente in campagna elettorale. Almeno non da solo e non come evento di punta, rappresentativo di un desiderio del premier di rompere gli argini dello stallo politico in cui si trova, stretto tra crisi economica, desiderio di dare una spallata all'ordinamento, controffensiva della magistratura e necessità concreta di vedere le carte dell'opposizione sulle "riforme". Se Berlusconi otterrà qualcosa da queste elezioni, e dall'attuale fase politica, non sarà quindi grazie alla manifestazione di Piazza San Giovanni. Che va archiviata come una produzione di un non evento, utile per gli studiosi dei fenomeni di comunicazione mediale, inutile ai fini della politica reale.
E così, in un paese che si sta sfilacciando gravemente per il sovrapporsi della crisi nazionale e di quella globale, tutto quello che sa produrre il governo è un nulla a reti unificate.
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