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lunedì 8 marzo 2010

Quando Napolitano prendeva i soldi da Berlusconi

tratto da www.senzasoste.it
8 marzo 2010

1987, Berlusconi finanziava la corrente PCI di Napolitano. Una storia che arriva fino a noi
Nei giorni scorsi sono arrivate due significative dichiarazioni di D'Alema e Piero Fassino che difendevano il diritto del PDL ad essere ammesso alle elezioni regionali in Lombardia. Eppure la possibilità di far fuori il PDL, in una regione chiave del paese, era concreta e persino perfettamente legale.
Come mai tutto questo fair play da parte degli esponenti PD provenienti dall'esperienza del PCI? E come mai questo fair play si esercita in Lombardia, nel cuore del potere berlusconiano?
Certo al PD il decreto "interpretativo" non piace, preferiva altre soluzioni per salvare il PDL e l'ha fatto capire D'Alema all'Ansa. Si trattava come sempre, per il partito di Bersani, di conciliare il conflitto contingente con il PDL con alcune intese di fondo con il centrodestra.
Intese che furono ricordate un giorno in aula da Luciano Violante che, indispettito dal comportamento del centrodestra, disse che se le cose continuavano in quel modo il centrosinistra avrebbe toccato le televisioni di Berlusconi. "Non l'abbiamo mai fatto per gli accordi che sapete" disse l'ex presidente del senato, facendo capire la portata della minaccia ma anche l'importanza degli accordi. Quegli accordi che formano la costituzione materiale della seconda repubblica. Quelli che portano a dire agli esponenti del PD che l'antiberlusconismo non è un valore. Capire quali in fondo non è difficile. Basta aprire il giornale la mattina.
Ma in quali radici affondano le intese tra reduci del PCI e Berlusconi? Temporalmente parlando si risale a prima della caduta del muro di Berlino. A quando, secondo la storia alla Orwell di oggi, il PCI prendeva montagne di rubli da Mosca e Berlusconi sosteneva il mondo libero. Ma rubli e "mondo libero" sono questioni degli anni '50 mentre negli anni '80 l'integerrimo anticomunista Berlusconi il PCI lo finanziava eccome. E finanziava proprio la corrente del PCI di Giorgio Napolitano, per capire come i protagonisti del decreto di oggi non solo si conoscano da tempo ma abbiano storiche intese suggellate da finanziamenti e da convergenze di interessi di potere.
Del resto, proprio nel 1987 a Roma il PCI organizzò un convegno sul futuro della televisione italiana. I tre principali relatori furono Massimo D'Alema, Walter Veltroni e..Silvio Berlusconi. Il quale, lungi dallo scatenarsi contro i comunisti, fece una relazione densa di elogi verso il PCI per il ruolo che questo aveva assunto per lo sviluppo della comunicazione e del pluralismo in Italia.
Per capire il clima dell'epoca è utile la lettura di un libro Il Baratto (Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta. Kaos edizioni, 2008) di Michele De Lucia.
http://www.scuolanticoli.com/libri/pagelibri_016.htm
E soprattutto sono utili gli estratti del libro per comprendere subito i rapporti materiali ed ideologici che intercorrevano tra Napolitano e Berlusconi nel 1987.
Materiali, perchè la Fininvest finanziava con la pubblicità la strategica corrente milanese di Napolitano, ideologici perchè la corrente di Napolitano magnificava il tipo di capitalismo rappresentato dal cavaliere di Arcore.
Questo per far capire la storia reale d'Italia, le radici antiche delle intese tra Berlusconi ed i reduci del PCI e per comprendere che se l'Italia si vuol liberare dal ducetto di Arcore deve anche tagliare le antiche radici di certi accordi. Che rappresentano una assicurazione sulla vita per Berlusconi e sulla carriera per i personaggi appena citati.

La fonte
Napolitano viene da lontano. Era migliorista e berlusconiano. Gli articoli del suo settimanale "Il Moderno" (con pubblicità Finivest anni '80) superano persino le poesie di Bondi al "caro leader".
"Ad aprile del 1985 esce a Milano il primo numero de Il Moderno, mensile (poi settimanale) della corrente “migliorista” del Pci (la destra tecnocratica e filo-craxiana del partito, guidata da Giorgio Napolitano). Animato da Gianni Cervetti… all’insegna dello slogan “l’innovazione nella società, nell’economia, nella cultura” (p. 104)."
"Intanto a Milano il numero di febbraio 1986 de Il Moderno… scrive che “la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità pro­duttive” (p. 115)".
«Il numero di aprile 1987 ... esce con un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest. È la prima di una lunga serie di inserzioni pubblicitarie dalla misteriosa utilità per l’inserzionista, dato che il giornale è semi-clandestino e vende meno di 500 copie… Intanto uno dei fondatori del Moderno, l’onorevole Gianni Cervetti, alla metà di aprile è di nuovo a Mosca… E il 18 aprile l’a­genzia Ansa da Mosca informa che in Urss, insieme al compagno Cervetti, c’è anche Canale 5… (pp 126 -- 127)".
"A giugno 1989 ... pubblica un megaservizio su Giocare al calcio a Milano. Con un panegirico sul Berlusconi miracoloso presidente milanista che “ha cambiato tutto: adesso la sua squadra è una vera e propria azienda,” e così via. Il giornale della corrente di destra del Pci è ormai un bollettino della Fininvest, e le pagine di pubblicità comprate dal gruppo berlusconiano ormai non si contano (p. 148)".(*)
(*) Testi tratti dal libro: "Il Baratto"

martedì 22 dicembre 2009

Il Personaggio: Arrigo Boldrini (Comandante Bulow)

In giorni come questi, dove ormai noi italiani facciamo fatica a riconoscere l’importanza della storia, assistiamo impassibili e indifferenti al processo di revisionismo storico portato avanti dalle destre reazionarie e neo fasciste. Un pericolo silenzioso che si manifesta con l’ambizione di rovesciare la realtà attraverso una proposta di legge con la quale si vuole equiparare i combattenti partigiani per la libertà ai miliziani della Repubblica di Salò (assegnando loro onorificenze, assegni finanziari e relativo rispetto). Molti sono coloro che non ne sono a conoscenza mentre altrettanti sono quelli che non vedono in questa proposta alcuna minaccia, spiegando che… in fondo “anche i repubblichini combattevano per il bene dell’Italia”. Sì, tanto era il bene che provavano verso i compatriotti italiani che ci misero poco a farsi torturatori, rastrella tori, genocidi e spietati collaboratori del progetto di pulizia razziale di Hitler.


Il saggio George Santayana scrisse un giorno che “quelli che non sanno ricordare il passato, sono condannati a ripeterlo..”..un avviso premonitore, che combacia perfettamente con il moderno “menefreghismo” italiano. Oggi che ci troviamo a pochi giorni dal 25 Aprile, tutti noi antifascisti abbiamo il dovere etico e morale di continuare a portare avanti la memoria di quel giorno, affinché esso non diventi soltanto una vuota e lontana ricorrenza. Proprio per questo, la sezione de “il Personaggio” di questo numero, abbiamo voluto dedicarla alla memoria di un caro simbolo della Resistenza partigiana, scomparso recentemente il 22 Gennaio 2008, che in nome dell’antifascismo e di tutti gli altri principi costituzionali ha dedicato tutta la vita: il Comandante Arrigo Boldrini.
Boldrini diede un contributo fondamentale alla lotta contro il Nazifascismo, essendo tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna, sia come ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia Romagna) e sia come responsabile militare per il C.L.N nella zona di Ravenna. Partecipò di persona a numerose azioni di guerriglia (rimanendo ferito anche durante una di esse) facendo notare anche le sue grandi capacità strateghe. Sua fu la strategia della "pianurizzazione" della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne), al punto da fargli valere il soprannome di Bulow, in ricordo del famoso conte Friedrich Wilhelm von Bülow, generale dell’armata prussiana che contribuì alla sconfitta di Napoleone a Waterloo e a Lipsia. Tali tattiche furono riportate in alcuni suoi scritti dopo la guerra e furono d’ispirazione addirittura per il celebre comandante Giap a proposito della resistenza vietcong durante la guerra del Vietnam.
Le strategie portate avanti dal comandante Bulow durante la guerriglia condotta nelle zone della Romagna ottennero un grande successo, fino a influenzare direttamente le sorti dei combattimenti per la liberazione di Ravenna. Tutto ciò gli valse il 4 Febbraio del 1945 la Medaglia d’Oro al valore militare appuntatagli dal generale Richard McCreery comandante dell'VIII Armata alleata, durante una cerimonia tenutasi in una affollatissima Piazza Garibaldi di una Ravenna liberata due mesi prima.
Liberata la Romagna fu nominato comandante della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini", partecipando in concorso con le forze alleate e con il ricostituito Esercito Italiano ai combattimenti lungo il fronte del Fiume Senio ed alla conquista delle zone attorno al Delta del Po, fino alla definitiva capitolazione delle forze nazifasciste. Il grandissimo impegno che diede alla causa antifascista lo portò, dopo il 25 Aprile, a diventare membro della Consulta Nazionale prima e dell’Assemblea Costituente dopo, fino anche a ricoprire ruoli di spicco nel Partito Comunista Italiano ( Parlamentare dalla I alla XI Legislatura, membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del Partito ). Oggi noi però lo vogliamo ricordare soprattutto per l’imperativo categorico con il quale ha sempre voluto tramandare alle nuove generazioni i messaggi etici e politici alla base della Resistenza partigiana: rappresentò infatti a partire dal 1947 l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, di cui fu Segretario nazionale per alcuni decenni e successivamente Presidente Onorario fino alla morte. Pochi come lui furono in grado di spiegare quanto il fascismo fu prepotenza,libertà e privilegio per pochi, che rese invece servi e sudditi molti. Tutti noi siamo in forte debito con personaggi come lui e in suo rispetto non possiamo desistere nell’ opporci a queste destre neofasciste che vogliono violentare la Costituzione e che vogliono sovvertire la storia dell’Italia.

« Abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c'era, per chi non c'era e anche per chi era contro... » (Arrigo Boldrini)

Il Personaggio: Yasser Arafat

Secondo alcuni nato il 4 agosto 1929 a Gerusalemme, secondo altri il 24 agosto 1929 a Il Cairo, Yasser Arafat è il primo dei sette figli di una famiglia di mercanti. Studia ingegneria civile all'Università de il Cairo, dove aderisce nel 1952 alla Fratellanza Musulmana (un'organizzazione islamica di tipo politico)e all'Unione degli Studenti Palestinesi, della quale diventa presidente dal 1952 al 1956. Proprio nel 1956, allo scoppio della Crisi di Suez, presta servizio nell'esercito egiziano, impegnato a difendere i confini dall'invasione israeliana.


Emigrato in Kuwait sia per lavoro, sia a causa delle pressioni politiche dovute alla sua influenza, continua al sua attività politica in favore della palestina, prima graggruppando nel 1957 un gruppo di guerriglieri palestinesi (i "fedayn"), poi contribuendo a fondare nel 1959 l'organizzazione Al-Fatah, che riesce a raccogliere tra le proprie file centinaia di palestinesi, creando un movimento consistente che subisce la repressione israeliana. Dopo la sconfitta araba nella Guerra dei Sei giorni (1967) Arafat fa convergere Al-Fatah nell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), che diventerà grazie alla sua guida (assunta nel 1969) l'organismo principale per l'indipendenza della Palestina. Alla fine del 1969, Arafat venne accolto a Rabat, al quinto vertice della Lega araba, con gli onori di un capo di stato, ma la spirale di violenza innescata dalle azioni della guerriglia palestinese portò a un grave deterioramento dei rapporti tra OLP e paesi arabi (dai quali partivano i fedayn). Le tensioni raggiunsero il culmine in Giordania (dove i palestinesi avevano organizzato autonomamente la loro comunità, diventando una sorta di “stato nello stato”), sfociando nel 1970 nel violento scontro del “settembre nero”, che si protrasse fino al giugno 1971, che provoco tra i palestinesi migliaia di vittime. Nel 1974 riesce ad isolare le frange più estremiste dell OLP, ed ottiene il riconoscimento come “legittimo rappresentante del popolo palestinese” da parte dei paesi non allineati della Lega araba e addirittura, alla fine dell'anno, dall'ONU. Nel 1975 ottiene una storica vittoria all'ONU: il dibattito dell’Assemblea generale dell’ONU sulla “questione palestinese” si concluse con il riconoscimento del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, all’indipendenza nazionale e alla sovranità. Nel Libano, diventato dopo il “settembre nero” il principale rifugio dei profughi palestinesi e base operativa dell’OLP, nel 1975 scoppiò la guerra civile. I palestinesi, schierati con le fazioni di sinistra e musulmane del paese, furono pesantemente coinvolti nello scontro e nell’agosto 1976 subirono più di 2000 perdite nel massacro perpetrato dalle milizie cristiano-maronite. Nel 1977 in Israele andò al potere, per la prima volta dalla creazione dello stato ebraico, la destra nazionalista, contraria al ritiro dai territori occupati nel 1967 e alla costituzione di uno stato palestinese. Arafat si convinse delle necessità di percorrere la strada della diplomazia e della trattativa, cercando consenso della comunità internazionale. Ma l'offensiva diplomatica fu duramente contrastata da Israele, che approfittando della crisi libanese, lanciarono l'operazione militare "Pace in Galilea", che si concluse con la fuga di Arafat in Tunisia e con il massacro di Sabra e Chatila: 2000 civili, in gran parte donne vecchi e bambini dei campi profughi, uccisi dalle milizie israeliane.
Il 5 novembre 1988 l'OLP proclama la creazione dello Stato della Palestina (nonostante il governo palestinese in esilio) ed il 13 dicembre 1988 Arafat dichiara di accettare la Risoluzione n. 242 promettendo il futuro riconoscimento dello Stato di Israele e la rinuncia al terrorismo. Nel 1993 vengono raggiunti gli Accordi di Oslo che prevedono l'autogoverno per i palestinesi della Cisgiordania e della striscia di Gaza entro cinque anni. L'anno seguente ʿArafāt, insieme a Shimon Peres ed a Yitzhak Rabin, viene insignito del premio Nobel per la pace ed il 20 gennaio 1996 ʿArafāt viene eletto presidente dell'Autorità provvisoria con una maggioranza dell'87% ma nello stesso anno le relazioni tra Autorità Nazionale Palestinese e Israele peggiorano nettamente e il nuovo Primo Ministro Benjamin Netanyahu blocca la transizione alla formazione dello Stato Palestinese: Arafat continuerà i negoziati con il successore di Netanyahu, il labourista Ehud Barak eletto nel 1999. Accusato dalla nuova amministrazione statunitense di George W. Bush di incoraggiare il terrorismo (e dagli israeliani, guidati dal 2000 da Ariel Sharon, di servirsene), Arafat non poté che assistere impotente alla rioccupazione militare dei territori sotto la sua autorità, venendo egli stesso assediato, dal dicembre 2001, nel quartier generale della Muqaata di Ramallah, più volte da allora colpito dall’artiglieria israeliana. Minacciato di espulsione e di morte nella primavera del 2003 fu costretto a cedere parte dei suoi poteri nominando un primo ministro. Nel novembre del 2004 fu colpito da un malore che lo costrinse al trasferimento in un ospedale a Parigi, dove morirà pochi giorni dopo. Arafat fu poi sepolto a Ramallah, compianto da decine di migliaia di palestinesi.

Il Personaggio: Frida Kahlo

Nel 1910 in Messico inizia la rivolta armata contro la dittatura di Porfirio Diaz e la voglia di essere "figlia della rivoluzione" porterà Frida a far credere di essere nata quell’anno (invece che il 6 luglio 1907).
Fu suo padre, un ebreo emigrato dalla Germania a 19 anni, a scegliere il nome (da Fried: pace in tedesco, che poi lei trasformerà in Frida come contestazione alla politica nazista tedesca) ad avvicinarla all’arte e a persuaderla a frequentare l’ambita scuola preparatoria nazionale. Superato l’esame, Frida si aggregò ai “Cachuchas” un gruppo di studenti che si autodefiniva “provocatorio, antidogmatico e insolente” e nel quale si discuteva di filosofia e letteratura come di politica.


Nel 1925 l'autobus sul quale viaggiava si scontrò con un tram, il corrimano le trapassò il bacino, procurandole fratture alla spina dorsale, alle gambe e alle costole. Costretta a trascorrere immobilizzata a letto un lungo periodo iniziò a dipingere in modo regolare: grazie al cavalletto e allo specchio, riusciva tramite la pittura ad esternare la sua sofferenza. Finita la convalescenza, riprese i contatti con i Cachuchas tramite i quali conobbe Julio Antonio Mella, Tina Modotti e Diego Rivera (gli ultimi due, rispettivamente, fotografa ufficiale e fondatore di “El machete” il giornale ufficiale del partito comunista). Frida e Diego si erano già incontrati nel ‘22 quando il già famoso muralista aveva ricevuto l’incarico di dipingere l’anfiteatro della sua scuola.
Entrata in contatto con l’ambiente politico, si iscrisse al partito comunista messicano nel ’28, si allontanò più tardi quando Diego venne espulso per le sue opinioni trotzkiste e antistaliniste. Nel ’29 i due si sposarono, la madre della sposa non digeriva Diego che a suo dire era “vecchio, grasso e, peggio che mai, comunista e ateo”.
Arrivò la prima gravidanza, inevitabilmente interrotta a causa dei danni al bacino derivati dall’incidente, a distanza di un anno ebbe un aborto spontaneo e venne ricoverata all’Henry Ford Hospital (evento descritto nell’omonimo quadro ambientato nella Detroit industria dove Frida giace in un letto di ospedale, dalla sua mano un cordone la collega al feto ormai perso, all’inefficiente struttura del bacino, al fiore regalatole da Diego e alla lumaca che rimanda alla lentezza dell’aborto). La coppia si trasferì a New York quando Diego ricevette l’incarico di dipingere un murale al Rockefeller Center ma presto venne licenziato per aver messo la faccia di Lenin ad uno dei lavoratori rappresentati ed essersi rifiutato di modificarla.
Nonostante l’infedeltà di Diego fosse una costante di cui Frida era sempre stata consapevole, la storia con sua sorella Cristina fu una cosa di cui non riuscì a dimenticare, dipinse quindi il Recuerdo (trafitta da una sbarra, il cuore è ai suoi piedi e sta sanguinando mentre l’assenza delle mani indica l’impotenza di fronte alla situazione che sta vivendo). È in questo periodo che, forse per un vendicativo bilanciamento di conti, si intrattiene sessualmente con compagnie sia maschili che femminili.
In occasione dello scoppio della guerra civile spagnola Frida partecipò alla fondazione di un comitato di solidarietà in aiuto ai repubblicani, nel frattempo i rapporti con Diego erano apparentemente migliorati e venne loro affidato l’asilo politico di Trotsky e della moglie (con il quale si vocifera una relazione di alcuni mesi).
Il poeta surrealista Andrè Breton arrivato in Messico per conoscere Trotsky, venne conquistato dalle sue opere a tal punto da organizzarle mostre a New York e Parigi dove riscosse consensi da pittori come Picasso, Duchamp, Kandinskij e Mirò. Mentre la sua fama artistica cresceva le condizioni fisiche non le davano tregua tanto da farle dipingere La columna rota (in un paesaggio desolato e arido, si ritrae punta da numerosi chiodi, dei quali il più grande sul cuore, viviseziona il suo corpo per mostrare una allegorica colonna piena di crepe).
I rapporti con Diego continuarono a peggiorare fino al 6 novembre ’39 quando divorziarono, Frida si tagliò i capelli e abbandonò i vestiti messicani: questa era l’altra de Las dos Fridas (gli sguardi rivolti al pubblico, la Frida “senza Diego” in un bianco abito europeo macchiato tiene la mano alla Frida “malata di Diego” vestita da messicana e con in mano un medaglione con l’amato, i due cuori sono collegati da un cordone-vena bloccata da una pinza emostatica che impedisce il fatale dissanguamento della Frida “forte”, dietro un cielo tempestoso preannuncia brutte notizie) ma la separazione non durò a lungo, l’8 dicembre 1940 si risposarono. Nel 1946 venne operata alla colonna, ormai Sin esperanza (l'opera dove, stesa su un letto di ospedale, è costretta da una macchina a ingerire alimenti nauseanti) cominciò a far uso di droghe e dovette ricorrere all’amputazione di una gamba.
Nel ‘53 le venne finalmente dedicata una mostra in Messico, alla quale nemmeno le gravi condizioni fisiche le impedirono di partecipare, nel suo letto si fece trasportare al museo con l’ambulanza.
Negli ultimi giorni la necessità di diffondere la causa politica divenne impellente: era sempre più convinta che El marxismo darà salud a los enfermos come dipinse (l’aquila americana minaccia tenendo fra gli artigli una bomba mentre la colomba della pace vola sui "rossi" territori e le mani simbolo del marxismo hanno l’occhio della saggezza e la sorreggano liberandola dalla necessità delle stampe fece un autoritratto con Stalin e pochi giorni prima di morire partecipò a una manifestazione contro la caduta del governo democratico del Guatemala, provocata dalla Cia statunitense nonostante fosse costretta sulla sedia a rotelle e con la polmonite.
Il 13 luglio 1954 Frida morì, la diagnosi fu embolia polmonare, il corpo venne cremato e Diego avvolse la bara in una bandiera del partito comunista. Un anno dopo la sua morte, Rivera cedette la casa al governo messicano per trasformarla in un museo.

Il Personaggio: Gianfranco Fini

Gianfranco Fini nasce a Bologna nel 1952. Il nome Gianfranco viene scelto per ricordare un cugino ucciso dai partigiani. Nonostante il padre sia comunista, si avvicina al Movimento Sociale Italiano in giovane età, dove farà carriera e diventerà il segretario del Fronte della Gioventù essendo stato scelto direttamente da Almirante (si, quello che scriveva su un manifesto della RSI "tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuorilegge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena", al quale vogliono dedicare una via...).


Morto Almirante, e dimenticandosi le lodi sperticate al fascismo, diventa ben presto il segretario dell'MSI, che conduce alla cosiddetta Svolta di Fiuggi, dove cambierà il nome del partito in Alleanza Nazionale ed abbraccerà l'antifascismo (nonostante nello stesso anno dichiari:" Il duce è stato un esempio di amore per la propria terra e la propria gente, un giorno l'Italia lo dovrà riabilitare e insieme a Cavour, Mazzini e Garibaldi, anche a lui saranno intitolate piazze e monumenti"). Da qui la sua storia politica si legherà a quella di Berlusconi (ed in misura minore a quella di Bossi e Casini). Partecipa ai governi Berlusconi II e III, non senza attriti con il secessionismo di Bossi, ma durante i due recenti anni di governo Prodi comincia a rompere con un Berlusconi non più in giovane età nonostante i lifting, che propone per rilanciare la sua immagine legata all'immancabile nuovismo (malattia della politica odierna) di fondare un nuovo partito: cominciano le dichiarazioni pesanti ("Alla fine io sono sicuro che Berlusconi riuscirò a farlo ragionare. Perché è un uomo con una scala di valori molto rigida e al primo posto c'è l'interesse personale. Per cui basterà minacciare di colpirlo sulla riforma delle tv" citato in Francesco Bei, La rabbia di Fini "Ferito dal Cavaliere", la Repubblica, 16 novembre 2007; e poi: "Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali.Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi" dal discorso all'assemblea di AN riunita a Roma all'Ergife, 9 dicembre 2007; e poi ancora: "Il Cavaliere ha fatto tutto da sé. Ha messo in piedi i Circoli della libertà con la Brambilla. Poi ha creato il Partito della Libertà senza neanche avvertire i suoi amici di Forza Italia, quindi ha distrutto la Cdl. Conclusi i giochi, a regole scritte (alla stesura delle quali non siamo stati chiamati a partecipare) dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti.[...] Sono il presidente di An, non una pecora"). Fini, caduto il governo Prodi dopo il ritiro della fiducia da parte di Mastella, scopre il suo amore per gli ovini e decide di accordarsi con Berlusconi, dimenticandosi completamente di quello che pochi mesi prima aveva dichiarato, molto probabilmente alla ricerca del posto di successore dello stesso Berlusconi (come "migliore" tradizione politica italiana insegna), e forma con il Cavaliere un nuovo soggetto politico (il "Popolo della libertà") programmando il congresso di AN, che dovrebbe sancire il suo scioglimento nel nuovo soggetto politico (a meno che non cambi nuovamente idea... questo è ancora da vedere). Vinte le elezioni del 13 e 14 aprile diventa Presidente della Camera e solo un giorno dopo il suo insediamento dichiara (riferendosi sia alla manifestazione dei centri sociali a Torino contro le politiche di Israele, sia all'omicidio di Nicola Tommasoli, pestato fino alla morte da alcuni naziskin) che l'episodio di Torino è molto più grave perché "non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista”, come se una manifestazione contro le politiche di uno stato (o meglio, in sostegno di un altro stato, quello dei Palestinesi) sia meno grave di un ragazzo ammazzato dalle botte da un gruppo di naziskin. Mi auguro soltanto che Fini cambi idea anche su questo punto.

Borghezio: Fanatici al giorno d'oggi

Tra tutti i delinquenti, i mafiosi, i buffoni e i corrotti che fanno gli interessi politici degli italiani in parlamento, ce né forse uno che merita sia la nostra vergogna sia il nostro disgusto. Questo pazzoide è il mio caro Mario Bor­ghezio. Nato a Torino il 3 dicembre 1947, Mario Borghezio rappresenta parte della fanatica politica giullaresca del nostro paese. Dopo la sua laurea in giurisprudenza “ El Burghèz” pensa di buttarsi nel panorama politico mili­tando prima nell’incostituzionale movimento monarchico e poi frequentando gli ambienti dell’estrema destra extra­parlamentare. Dopo aver fatto esperienza con i fascisti della “Giovane Europa”, si fa carico del volere popolare schierandosi nelle file della Lega Nord.

Effettivamente trova nelle camicie verdi un valido appoggio per sostenere pubblicamen­te le sue idee razziste e xenofobe tanto da venir eletto deputato in rappresentanza dei padani. Dotato di un innega­bile carisma oratorio di facile dialettica volgare, è riuscito presto a far presa sul popolo padano. I suoi “Vaffanculo” e i suoi “Cazzo” riecheggiano nelle piazze e, assieme a pazzeschi slogan animano il razzismo leghista. Tanto per citare una nota espressione: "Li prendiamo per la barba e li buttiamo fuori a calci nel culo”


Ma oltre a questi fatti ordinari, l'onorevole Borghezio è balzato più volte all'occhio dei media con gesta simboliche come quando fu protagonista di un'incursione su un treno fermo in stazione, duran­te la quale, con il sostegno di alcuni militanti leghisti, ha spruzzato del disinfettante sulle poltrone dove erano sedute delle donne extraco­munitarie. Oltre che “amante dell’igiene” Borghezio è conosciuto anche nelle vesti di piromane capace di dare fuoco ad un paglie­riccio nel quale stavano dormendo 2 extracomunitari. Ancora: saprete tutti della maxifigura di merda che ci ha fatto fare davanti all'Europa in­tera dopo essersi sbattuto le palle del divieto imposto dalle autorità di Bruxelles a proposito della manifestazione anti-islam: Borghezio vi ha partecipato senza problemi assieme ad un politico di estrema destra belga e ad altri neonazisti. Scandalosa resta la reazione del ministro degli esteri D'Alema il quale, invece di rimproverare l'euro­deputato, lo ha difeso giudicando sbagliato l'intervento della polizia che lo ha sbattuto (a mio avviso GIUSTAMENTE )una not­te al fresco. Recenti sono inoltre le collaborazioni con i fascisti di Forza Nuova. Chiaramente visti questi atteggia­menti di sfida, Mario non si è guadagnato l'affetto né degli stranieri né del popolo di sinistra : la sera del 17 dicembre del 2005 Borghezio è stato vittima di una pesante aggressione da parte di alcuni no global; nel febbraio 2006 durante un congresso della lega a Livorno (ammazza che sfida!!), si è visto insorgere un migliaio di comunisti li­vornesi che lo hanno costretto ad abbandonare la città in fretta e furia. Tutti questi slogan antisemiti, questi richia­mi all’igiene razziale, ci fanno guardare con preoccupazione alla realtà di oggi: il loro fanatismo fa una netta presa sugli animi dei giovani.. proprio su quei giovani che rappresenteranno la nostra futura classe politica. Oltre ad es­sere volgari, tutti questi signori si dimostrano in più anche ignoranti visto che non conoscono la storia del nostro paese. Solo a titolo informativo vorrei ricordare che milioni furono gli Italiani che, durante i primi del novecento, fuggirono dalla fame e dalla povertà river­sandosi in massa verso i paesi stranieri che gli offrivano una speranza di cambiamento. Italiani che si resero responsabili dell’estensione della mafia nel mondo ma anche artefici dello sviluppo industriale dei paesi in questione grazie alla loro manodopera a basso costo e alla loro forza di volontà. La chiusura delle frontiere non ha mai portato a nulla. Anzi, è proprio grazie all’integrazione di più culture che paese diventa predisposto al progresso sia economico che sociale; questo tutti gli elettori dovrebbero capirlo. Ma noi viviamo nella repubblica di pulcinella, dove il nostro popolo sceglie di essere rappresentato da un esponente come Borghezio. Egli siede alla camera dal 1992 al 2004 e ora è addirittura eurodeputato (tanto per dar lustro alla nostra immagine). condannato nel 1993 a pagare una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino. Che dire....W L' ITALIA.

Da “Antimafia 2000” n°4 e 5/2006

Volendo scegliere un volto tra i più significativi delle ambiguità del parlamento e dei “poteri forti” italiani, sarebbe difficile trovarne uno più significativo di Giulio Andreotti.. Già sottosegretario con De Gasperi, in seguito esponente della destra democristiana, ricoprì più volte l’ambito incarico di presidente del Consiglio. Dal 1991 è senatore a vita….A chi lo ritenesse solo un retaggio del passato, ricorderemo che non molto tempo fa, nel momento dell’elezione del Presidente della Repubblica, qualcuno propose il suo nome…Noi de “Lo Scomodo” vorremmo portare all’attenzione del lettore o della lettrice, un breve documento su di lui, pubblicato da “Antimafia 2000”n. 4 e 5/2006, ovvero la Relazione del Procuratore Aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato esposta a Palazzo Steri il 17/7/2006:

“Se oggi provate a chiedere ad un cittadino di Bologna o di Padova o di Roma che fine ha fatto il processo Andreotti, 9 volte su 10 vi sentirete rispondere che Andreotti è stato assolto con formula piena. E quando questo cittadino apprenderà che invece con sentenza definitiva è stato accertato che Andreotti ha avuto rapporti organici con la mafia fino al 1980 ed ha partecipato a riunioni con capimafia in Sicilia in cui si discuteva dell’omicidio del presidente della Regione Piersanti Mattarella ti guarderà incredulo ed allibito. Come si è potuto verificare questo capolavoro di disinformazione di massa? Mi soffermo su questo aspetto perché costituisce un prototipo della disinformazione di regime. Tutte le udienze del processo Andreotti sono state riprese dalle telecamere. Il presidente del Tribunale, all’inizio del processo, per evitare che l’aula dell’udienza si trasformasse in un accampamento occupato da decine e decine di operatori di televisioni di tutto il mondo ha autorizzato soltanto le riprese televisive della RAI imponendo però l’obbligo alla RAI di cedere le riprese anche alle altre televisioni private. Ebbene, al termine del processo è stato impedito che una puntata della famosa trasmissione RAI Un Processo in Pretura venisse dedicato al processo Andreotti.
Così gli italiani hanno potuto vedere numerose puntate di questa trasmissione dedicate a delitti passionali, a rapine, a stupri, ma è stato loro negato di vedere una sintesi di quello che è stato definito il processo del secolo.
La televisione tedesca ha chiesto alla RAI nazionale una copia delle riprese televisive dietro pagamento. La RAI ha negato l’autorizzazione.
Bruno Vespa ha dedicato una puntata trionfale della sua trasmissione Porta a Porta all’assoluzione di Andreotti in primo grado. Quando però Andreotti in secondo grado ed in Cassazione è stato riconosciuto colluso con la mafia fino al 1980 Vespa ha dedicato due puntate a Padre Pio e alla vertiginosa crescita del prezzo degli ortaggi in Italia. La stessa cosa Vespa ha fatto quando Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno con la mafia. Quella sera la puntata è stata dedicata, se non ricordo male, alla sessualità dei cinquantenni. Lo storico Nicola Tranfaglia ha raccontato le gravissime difficoltà ha dovuto superare per trovare un editore che gli pubblicasse un libro sul processo Andreotti. L’attrice Piera Degli Esposti ha affermato che a seguito di fortissime pressioni ha dovuto rinunciare a mettere in scena lo spettacolo teatrale sul processo Andreotti. Certamente tutti ricorderete le polemiche sorte dopo la trasmissione Report. Il servizio di Mariagrazia Mazzola spiegava come in Sicilia il pagamento del pizzo fosse un fenomeno di massa. Nell’arco di una settimana è stata imbastita una trasmissione definita di riparazione, nel corso della quale sono stati intervistati alcuni imprenditori che hanno dichiarato di non essere mai stati a contatto con la mafia. Il caso ha voluto che 15 giorni dopo la procura di Caltanissetta, nel corso di un’indagine sulla mafia, abbia accertato che questi imprenditori erano coinvolti nel pagamento di tangenti.”