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giovedì 16 febbraio 2012

Aggressione fascista a Massa

Riportiamo la testimonianza oculare di un nostro compagno sui fatti di Massa di Sabato scorso:

Cari compagni/e sabato sera, a Massa dopo la contromanifestazione a casa pound e forza nuova, io e altri compagni tornavamo alle macchine, alla spiccolata perchè la manifestazione era finita. Come giriamo l' angolo troviamo ad attenderci un nutrito cordone di polizia, dietro c'era FN, quando sentiamo gridare da dietro le guardie " carica, carichiamo" a gridarlo era il segretario regionale di FN Francesco Mangiracina e suo padre, parte l' agguato " perchè è di questo che si tratta" ne nasce un primo scontro dove io e 3 compagni di Massa ci siamo trovati coinvolti. Partono con cinghie bastoni e caschi in testa, noi reagiamo ma un compagno di Massa viene scaraventato a terra da un gruppetto di 5-6 persone, io appena liberatomi di un aggressore mi fiondo a togliere il compagno dalle mani FASCISTE, e li mi attaccano alle spalle, con i bastoni. rialzo il compagno e a quel punto cominciano a scappare e le forze dell'ordine invece che fermare chi ci ha aggredito ( che hanno fatto passare tranquillamente) ci caricano noi e altre persone anche che non c'entravano niente, passanti ecc.. dopo di che non cè altro che cariche fino all' atrio del comune di Massa. Io e il compagno già nominato veniamo portati al pronto soccorso di Massa dove + tardi arriverà anche Mangiaracina. Io verro trattenuto in traumatologia, mentre l' altro compagno sarà dimesso con prognosi di 10 gg. Io uscirò il lunedì pomeriggio con un referto medico che parla di cedimento dell 12 vertebra. Prognosi 15 gg. Questo è quello che è accaduto a Massa. Volevo solo ringraziare tutti i compagni che già da sabato sera mi hanno sostenuto, non facendomi mancare mai niente. Un grande GRAZIE A TUTTI, DI CUORE E A TUTTI QUELLI CHE NELLE ORE E GG SUCCESSIVI HANNO DATO LA LORO SOLIDARIETà. Spero che la verità venga fuori LA RESISTENZA CONTINUA E DEVE CESSARE DI ESISTERE OGNI COVO FASCISTA COME CASA POUND, E FORZA NUOVA UN SALUTO A PUGNO CHIUSO.”

mercoledì 5 ottobre 2011

Incontro con il partigiano Ugo Morchi


Ugo Morchi è stato uno dei protagonisti della Resistenza fiorentina. Prima come partigiano della 7a Compagnia Autonoma Settimino Agostini e della 3 brigata Rosselli bis poi da segretario di sezione del Partito Comunista della Ginestra, ha combattuto per la liberazione dal dominio nazifascista dell’Italia.

Siamo stati ad intervistarlo alla vigilia del 25 aprile e la cosa che ci ha colpito di più è stata la sua meticolosa precisione e costante dedizione che in tutti questi anni ha messo nel conservare, catalogare e ricostruire dai documenti pervenutigli, la sua storia, quella della sua famiglia e dei fatti più rilevanti accaduti nel Ventennio e non solo. Attualmente vive a Fibbiana (Montelupo Fiorentino) e la sua casa assomiglia più a un museo o a una vecchia biblioteca che a una vera e propria abitazione: conserva ancora tutti i documenti più particolari che hanno segnato il suo percorso politico, come ad esempio tutte le sue tessere di partito e quelle di suo padre, le svariate lettere, i riconoscimenti al merito personali e militari gelosamente custoditi; ma soprattutto una infinita collezione di ricordi e aneddoti che non si perita a raccontare e condividere. Appassionato di lettura, soprattutto di storia, geografia e politica, emblema vivente della classica saggezza popolare di chi ha studiato poco a scuola e molto nella vita; carattere mite, indole riflessiva, operosità, perspicacia e rispetto dell’altro si coniugano ad un forte senso del dovere e un coraggio da vendere, in una compostezza e riservatezza tutt’altro che settaria. Ugo Morchi ha vissuto i momenti più importanti della storia del nostro paese da umile cittadino, ne conserva i ricordi e ci ha dato l’opportunità di conoscerne i particolari, soprattutto quelli legati ai nostri luoghi, anch’essi facenti parte a pieno di una grande eredità da non disperdere.

Riportiamo di seguito un frammento del colloquio...

Cosa significava vivere in Italia nel periodo del regime fascista?

Molto semplicemente significava non essere liberi. Già all’età di 18 anni avevo passione per la lettura e un mio amico sindacalista mi consigliò un libro di Jack Londonil tallone di ferroil quale parlava di rivolte sociali e che per questo era proibito. Per procurarmi questo tipo di libri dovevo comprarli ad una bancarella di un mio amico il quale vendeva, oltre ai libri che erano permessi, anche quelli vietati ovviamente sottobanco. Un altro esempio di cosa voleva dire vivere in quel periodo ed essere dissidenti era anche la difficoltà a trovare lavoro. Le conseguenze della guerra furono pesanti per vari tipi di impiego, grazie ai quali si reggeva la vita di tanti paesi e città. Inoltre, le imposizioni del regime su questo versante erano tante: per trovare lavoro dovevi essere tesserato al partito fascista. Mio padre non accettò la tessera del fascio per trovare un impiego, egli si recò da un padrone e gli disse che non aveva la tessera ma che prima di mandarlo via avrebbe dovuto almeno metterlo alla prova come lavoratore, fu così che ebbe il posto: era un uomo molto coraggioso.Molti italiani si dovettero piegare a queste condizioni per garantirsi il minimo indispensabile e riuscire a sfamare le proprie famiglie.

Quale era la brigata a cui appartenevi? Dove e in cosa consistevano le vostre azioni?

Inizialmente costituimmo la 7a Compagnia Autonoma Comunista Settimino Agostini, un compagno caduto per mano dei tedeschi; successivamente il capitano Mario del Monaco da Firenze organizzò la 3a brigata Rosselli bis costituita da un esule istriano fiorentino Carlo Francovic, uno studioso di primo ordine. Eravamo una trentina di ragazzi specializzati per lo più in azioni di guerriglia volte principalmente a troncare le vie di comunicazione nei modi più disparati, anche semplicemente cambiando i cartelli stradali di indicazione.

Operammo per la maggior parte del tempo in Val di Pesa, nei comuni di Montespertoli, Lastra a Signa e Scandicci. Un compito di particolare importanza che dovemmo svolgere fu quello di proteggere un vecchio castello trecentesco situato presso Montegufoni nel quale erano contenuti almeno l80% dei quadri che compongono la collezione degli Uffizi. Fummo elogiati per questo servizio.

Potresti raccontare un episodio significativo delle azioni a cui hai partecipato da partigiano?

Nel43 nella zona di Marlianoa nord di Ginestra fiorentinapresso una fattoria, erano tenuti prigionieri 5 soldati inglesi e sudafricani, io, come molti altri cittadini, portavo loro del cibo di nascosto. Ma i repubblichini della banda Carità ci scoprirono, fucilarono sul posto un prigioniero e misero dei manifesti dove c’era scritto che chi avesse aiutato i prigionieri sarebbe stato fucilato o deportato, e si offriva una ricompensa a chi avesse fatto la spia. Ma continuai lo stesso ad aiutarli; una volta a settimana portavo loro due borsoni pieni di viveri, cercavo di rendermi utile anche in altri modi, ad esempio riparai le scarpe ad alcuni di loro. Anche loro mi ricambiavano come potevano: uno di loro era un pittore e mi fece un ritratto. Alla fine scoprirono anche me e un altro ragazzo, fummo convocati in caserma, ma per nostra fortuna il maresciallo dei carabinieri decise di interrogarci da solo senza ufficiali del regime, ci disse che sapeva cosa avevamo fatto ma che ci avrebbe graziato. Dopo quasi un anno, con l’arrivo degli alleati, tramite la prefettura di Firenze vennero chiamati coloro che avevano aiutato questi prigionieri. Fui convocato dopo la compilazione di un apposito modulo che conservo ancora e mi consegnarono una ricompensa in denaro e un diploma speciale firmato dal comandante delle truppe del Mediterraneo: il generale Alexander.

Sempre sotto l’occupazione tedesca ebbi modo di salvare un pilota francese.

A San Casciano Val di Pesa una colonna di carri armati tedeschi fu attacca da una squadriglia di caccia inglesi. Nello scontro a fuoco uno di questi apparecchi fu colpito e precipitò. Il pilota riuscì comunque a sopravvivere e a fuggire lungo il corso della Pesa. Una ragazza della Ginestra vide il pilota francese e corse in paese a chiedere aiuto; io mi offrii per andarlo a soccorrere. Il soldato si trovava sulla riva destra della Pesaquella sinistra era tutta occupata dalle forze militari tedeschecercando di risalire il corso nascondendosi fra le canne. Riuscii ad incontrarlo senza essere scoperto e portarlo fuori dal paese dove vi erano altri prigionieri inglesi; lì stette fino alla liberazione.

Quali erano i motivi politici che ti hanno spinto a partecipare alla Resistenza? Quali invece erano le speranze per il futuro politico in Italia nell’immediato dopoguerra?

Innanzitutto i miei genitori erano antifascisti, mio padre era iscritto al Partito Comunista ed io di conseguenza ebbi una formazione affine anche se provavo particolare simpatia verso le forze alleate inglesi e francesi. Ovviamente speravamo di poter fare come in Russia perché era il mito sovietico a spingere noi comunisti nella lotta armata e sociale affinché si raggiungesse anche in Italia il socialismo. Ma dovevamo tener conto dell’influenza anglo-americana, questi infatti non avrebbero mai permesso una rivoluzione socialista nei paesi liberati dal nazifascismo, su questo non posso che essere d’accordo con la linea portata avanti da Palmiro Togliattiquella che poi portò alla scelta della via italiana al socialismocreare una democrazia progressiva aperta a tutte le forze antifasciste; un’unità che rischiava di essere spezzata dalle rivalità e dai conflitti tra le brigate partigiane e le tensioni con gli angloamericani: un patrimonio irrinunciabile per il Pci dopo la guerra. Le priorità ci imponevano un percorso a due tappe funzionale ad un inserimento del Pci nella democrazia, mentre il salto rivoluzionario fu rimandato a un secondo tempo, anche se la prospettiva rivoluzionaria restava il caposaldo dell’ideologia che ci guidava. Questa scelta fu meditata anche per evitare una repressione da parte delle forze alleate come invece avvenne in Grecia, dove non fu permesso alcun passo verso la rivoluzione sociale.

In che modo sei entrato in contatto con le forze alleate?

Nella nostra zona facevano servizio una brigata di ufficiali inglesi, due brigate indiane e una brigata corazzata canadese, erano carristi. I contatti fra le forze partigiane e quelle alleate erano frequenti perché condividevamo degli obiettivi di fondo, come appunto la liberazione di punti strategici dalla presenza tedesca. Obiettivi che implicarono naturalmente un’azione congiunta ed un aiuto reciproco. Gli alleati, ad esempio, ci dettero una fascia con scritto civil police in quanto non c’era in quel momento una forza di polizia statale che potesse mantenere la sicurezza nelle città.

Come erano i rapporti con i tuoi compagni all’interno della brigata? E quelli con la famiglia e la popolazione civile?

Nella brigata i rapporti erano molto buoni, eravamo amici e compagni tutti nella stessa condizione, si viveva di poco ed eravamo tutti disoccupati ma questo non ci faceva disperare anzi ci spingeva a condividere di più quel poco che avevamo: paradossalmente direi che oggi siamo afflitti più di allora nonostante il maggiore benessere. Io sono entrato a lavorare nel46 prima di allora la mia famiglia viveva di quel poco pane e olio che mio padre riusciva a portare a casa; era una condizione comune delle famiglie contadine e operaie di allora e implicito era aiutarsi a vicenda. Anche mia madre, la quale lavorava al servizio di un medico, percepiva come compenso qualcosa da mangiare perché soldi non ce n’erano. La popolazione civile aiutava la brigata, le donne erano brave nelle operazioni di spionaggio ad esempio; inoltre anche alcune famiglie benestanti che si erano iscritte al fascio solamente per convenienza ma non si iscrissero anche alla Repubblica Sociale ci aiutavano come potevano: ad esempio mi fornirono gli alimenti che portai ai prigionieri inglesi.

Alla fine della guerra con il trionfo del Fronte Antifascista e le prime elezioni libere dopo il Ventennio che prospettive c’erano per l’Italia?

C’era innanzitutto un grande entusiasmo per la ricostruzione, per poter tornare a lavorare i giovani ripulivano le strade dalle macerie e ricostruivano case e fabbriche senza nessun compenso, infatti ci fu un grande sviluppo in pochissimo tempo. Anche nei luoghi della politica e del potere c’era un grande impegno e un grande rispetto reciproco oltre a un forte senso dello Stato tra le forze che avevano combattuto nel CLN. C’era in tutti la volontà di lasciarsi alle spalle l’esperienza del regime ed i logoranti anni di guerra che avevano messo in ginocchio tutto il paese.

Da partigiano tesserato all’Anpi da molto tempo, secondo te quali sono le prospettive e gli obiettivi che deve ancora raggiungere questa associazione?

L’associazione dei partigiani d’Italia, soprattutto nelle nostre zone, ha fatto già molto: è cresciuta a dismisura con l’ingresso di molti giovani e ha da sempre portato avanti i valori e il ricordo del grande contributo che le diverse formazioni partigiane hanno dato per le liberazione dell’Italia. Lo spirito che all’ora ci ha dato la forza di resistere e di ricostruire l’Italia, è vivo oggi anche grazie a tutto il lavoro che è stato fatto dall’ANPI in tutti questi anni.


Moro e Ilyushin

giovedì 7 aprile 2011

Festeggiamenti 66esimo Anniversario della Liberazione

Al Palazzo delle Esposizioni di Empoli (Piazza Guido Guerra), dalle ore 22
sabato 23 aprile :: Ance & I Fatti Quotidiani + Cecco & Cipo
domenica 24 aprile :: Offlaga Disco Pax + Gagarin

Lunedì 25 aprile :: Pranzi Popolari ore 12:30
al Circolo ARCI di Santa Maria (Empoli) x info 0571/82728
al Circolo ARCI di Monterappoli (Empoli) x info 0571/589451 - 333 5956113
al Circolo ARCI di Fibbiana (Montelupo Fiorentino) x info 0571/542069
al Circolo ARCI Pacchi (Fucecchio) x info 347 2254948 - 320 8406718
è gradita la prenotazione

e nel pomeriggio
MERENDE PARTIGIANE
nel Parco di Serravalle (Empoli) e nel Parco dell'Ambrogiana
canti, danze e laboratorio di giocoleria!

domenica 27 febbraio 2011

A Empoli per la nostra festa con i vecchi, i giovani e le “formiche”

Articolo uscito su PATRIA (rivista dell'ANPI) il 23 gennaio 2011, sulla Terza Festa Provinciale.

A Empoli per la nostra festa con i vecchi, i giovani e le “formiche”
Uno straordinario incontrarsi e stare tutti insieme
di Fulvia Alidori
download qui (articolo in pdf)

martedì 8 febbraio 2011

66° Anniversario della Partenza dei Volontari per la Guerra di Liberazione

66° Anniversario della Partenza dei Volontari
per la Guerra di Liberazione


DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011

Casa del Popolo di Spicchio "O. Ristori"

Via Limitese, 17


ore 10.30: Saluto del Sindaco di Vinci Dario Parrini e del
Presidente dell’ANPI di Zona Gianfranco Carboncini;


ore 11.00: Consegna delle pergamene ai volontari di Vinci e a tutti coloro che parteciparono
alla Resistenza nelle formazioni partigiane del Montalbano;

ore 13.00: Pranzo di autofinanziamento dell’ ANPI e ANPPIA sez. di Empoli presso
la Casa del Popolo “Oreste Ristori” di Spicchio - prenotazioni: 3925986098


Menù del Pranzo

Antipasto Toscano
Penne al Ragù
Arista in Crosta con patate al forno
Cantuccini e Vin Santo

Acqua e Vino

18 € adulti
12 € bambini (sotto 12 anni)

possibile variante per Celiaci o Vegetariani

per prenotazioni: 392 5986098
anpi.empoli@gmail.com
oppure c/o la Casa del Popolo di Spicchio

sabato 29 gennaio 2011

SABATO 5 FEBBRAIO CORTEO ANTIFASCISTA A FIRENZE IN PIAZZA S. MARCO ALLE ORE 15.30

SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO I FASCISTI MANDIAMO A CASA IL GOVERNO BERLUSCONI

Il 5 febbraio Firenze purtroppo si troverà ancora una volta di fronte a un corteo fascista che secondo gli organizzatori vorrebbe restituire memoria ai cosiddetti “martiri delle foibe”.
Anzitutto vogliamo ribadire con forza quanto questa giornata sia strumentale al revisionismo storico, al tentativo di svuotare di significato ciò che veramente la Resistenza Antifascista italiana e jugoslava rappresentano, decontestualizzando e distorcendo completamente i fatti storici e la realtà: durante la guerra le terre jugoslave furono occupate militarmente, le popolazioni deportate o costrette all'italianizzazione forzata in un clima fatto di violenza squadrista e terrore. Ciò che accadde in seguito, sempre in un contesto di guerra, non fu dettato da un sentimento nazionalista e anti-italiano bensì dai valori dell'antifascismo e dalla lotta di liberazione.
Pensiamo però che in questa fase il corteo organizzato dai fascisti rappresenti, se possibile, qualcosa di ancora più grave: fu proprio il precedente governo Berlusconi ad istituire “la giornata delle ricordo” su richiesta del fascista triestino Menia dando così proprio ai fascisti una giornata istituzionale all’interno della quale ritagliarsi uno spazio di agibilità politica. Oggi questa giornata ha un chiaro ritorno di sostegno e appoggio a un governo in forte crisi che necessita momenti di legittimità e propaganda mentre sta trascinando questo paese nella degenerazione dei rapporti sociali e in una fase di involuzione culturale trasformandolo in una sorta di società medioevale dove signori, signorotti e feudatari si scambiano soldi e favori con voti e appalti.
Il 5 febbraio il governo sarà rappresentato in primis dal Ministro della Gioventù Meloni, ex-militante del Fronte della Gioventù, finanziatrice delle organizzazioni giovanili dell’estrema destra e sicuramente acerrima nemica degli studenti che in questi mesi sono scesi in piazza contro l'approvazione del DDL Gelmini ma che più in generale rappresentano le rivendicazioni di una generazione che davanti a sé non vede prospettive e non vede un futuro. Una lotta, quella degli studenti, che si affianca e si unisce e quella dei lavoratori e in particolare alla resistenza mostrata dagli operai FIAT contro i quali questo governo ha preso una posizione chiara dando il pieno sostegno all’A.d. Marchionne nelle sue scelte presenti e future.
Questo appello è rivolto a tutti coloro che si riconoscono nei valori della Resistenza Antifascista affinché lo sottoscrivano, si adoperino nel divulgarlo e soprattutto siano presenti e partecipino attivamente alla piazza chiamata da Firenze Antifascista che manifesterà per le vie del centro storico fiorentino nel solco segnato dalla lotta degli studenti e degli operai contro governo e fascisti.

SABATO 5 FEBBRAIO
CORTEO A FIRENZE
IN PIAZZA S. MARCO ALLE ORE 15.30


Firenze Antifascista
Per adesioni: firenzeantifascista@hotmail.it






mercoledì 26 gennaio 2011

VIA LA LEGA DA SAN MINIATO!!! DOMENICA 30 GENNAIO TUTTI IN PIAZZA DEL BASTIONE!

"Il 30 gennaio a San Miniato la Lega Nord, il partito che odia le donne, odia gli omosessuali e odia i migranti, ha organizzato le selezioni per Miss Padania. Possono partecipare le ragazze tra i 17 e i 28 anni, residenti da almeno dieci anni consecutivi in Padania, che siano obbligatoriamente sane, sorridenti, con le forme al posto giusto, pronte all'uso, rispondenti ai canoni estetici imposti e che non abbiano stupide pretese di rispetto.

Ragazze, buttate via libri e prospettive, toglietevi dalla testa quella bizzarra idea di aspirare a qualcosa di più che fare da moglie e da madre. Le candidate a Miss Padania sanno che le ragazze di oggi, per essere apprezzate e affermare sé stesse, dovranno muoversi con atteggiamenti maliziosi e se proprio non possono tacere, esprimeranno in maniera provocante concetti superficiali. E se le ragazze si comporteranno come la commissione si aspetta, arriveranno in finale, dove una di loro potrà essere incoronata e cinta dal possente braccio caucasico del pater familias Bossi. Questa è l ’esatta collocazione della donna nell’universo padano.

Il tutto, ovviamente, passa come un gioco, un evento ludico.

Noi, che non abbiamo mai taciuto e non diamo niente per scontato, vediamo in questa sfilata di belle ragazze un uso grottesco e inadeguato del corpo femminile e non si tratta di una questione morale, ma di una questione politica. Ecco perchè non si tratta di gossip, ma si tratta di noi tutte. E se è la società e in specifico sono i celoduristi a scegliere come deve essere il modello di donna attuale, allora non è per niente uno scherzo.

Queste ragazze vengono sfruttate non solo come corpi, ma anche come mezzi di degradazione di tutto il genere femminile. Non è proprio il fatto che le donne siano concepite soltanto, ancora, alternativamente come madri/educatrici o come intrattenimento per il maschio a ridurle, socialmente e politicamente, ad un ruolo subalterno?

Si banchetta sul corpo delle donne, quel corpo che interessa tanto ai signori leghisti, tanto da permettersi di voler decidere loro come dobbiamo gestirlo.

Non scordiamoci che la commissione che sceglierà la miss più Padana di tutte, è formata dalle stesse persone fautrici del “pacchetto sicurezza” che criminalizza gli stranieri e le straniere e li porta in lager che si chiamano Cie, dove subiscono violenze e dove le donne denunciano molestie sessuali, dove alcun* si"suicidano", dove si vive in condizione disumana. Sono le stesse persone che prima schiavizzano i migranti e poi li strumentalizzano come spauracchi, con la solfa celodurista giù-le-mani-dalle-nostre-donne. Sono le stesse persone che vogliono incuterci la paura nel diverso, quando invece basta una semplice ricerca sulla violenza contro le donne per rendersi conto che è la famiglia la tomba delle madri, delle figlie, delle sorelle. Sono le stesse persone che vogliono vietare l'uso della Ru486 e che pretendono di toglierci la libertà di scelta sui nostri corpi.

La lega nord si permette ancora tali pagliacciate, in un paese dove una donna su due è senza lavoro, dove la figura femminile rappresenta un ammortizzatore sociale e, pur partecipando attivamente dentro un welfare basato anche sullo sfruttamento gratuito delle donne nei lavori di cura, non riceve alcun sostegno : non c’è casa, affitto privilegiato, reddito garantito; in un paese dove c'è forte discriminazione politica e sociale nei confronti delle donne: secondo il “Global gender gap report 2010“, del World economic forum, ci troviamo al 74esimo posto, dopo Malawi, Paraguay, Ghana, etc.

Siamo convint* e i fatti ce lo dimostano, che il razzismo viaggia sempre di pari passo al sessismo. Sono due componenti essenziali che creano separazione, discriminazione e legittimano un vero e proprio odio.

Non tolleriamo alcuna presenza della Lega nei nostri territori . Continueremo ad opporci ed a scacciare le mani dei leghisti dai nostri cervelli e dai nostri corpi, perchè non rappresentano la tenuta di caccia del potente di turno.

I NOSTRI CORPI E I NOSTRI CERVELLI NON SONO MERCE E NON LI VEDRETE SFILARE".



Comunità in Resistenza Empoli
Comunisti uniti san miniato
Collettivo politico formiche rosse
SEL san miniato
Anpi sezione Empoli, Montelupo, Fucecchio
COBAS empoli valdelsa



Programma
Domenica 30 gennaio

Ore 16.30 tutti in piazza del Bastione contro la Lega


C/o la sala del bastione proiezioni dei documentari;
Camicie Verdi. Bruciare il Tricolore - Film di Claudio Lazzaro
IL SANGUE VERDE di Andrea Segre


Ore 19.00 apericena
Ore 19.30 assalto sonoro alla Lega

"Come a San Genesio noi liberi per le strade di San Miniato i leghisti rinchiusi dentro il CIE MIRAVALLE"

domenica 14 novembre 2010

Terza Festa Provinciale dell ANPI

Palazzetto delle Esposizioni Empoli (FI) - Piazza Guido Guerra
da martedì 30 novembre a domenica 5 dicembre



Martedi 30-11
ore 21:00: “Eguaglianza di tutti gli esseri umani, ripudio della violenza, del terrorismo e di tutte le guerre”
Ad aprire i Presidenti delle ANPI di zona per lasciare la parola a
LUCIANA CAPPELLI, Sindaco di Empoli
GIUSEPPE VILLARUSSO, coordinatore dei volontari Emergency
GRAZIELLA BERTOZZO, Azione Gay e Lesbica
DANIELA MORI, Fondazione “Il Cuore Si Scioglie”
SILVANO SARTI, Presidente ANPI provinciale

A seguire concerto:
L'APPRENDISTA BARDO
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Mercoledi 1-12
ore 21:00: “Legalità e democrazia per battere le mafie”
Parteciperanno:
DON ANDREA BIGALLI, Vice-Presidente "LIBERA" Toscana
MAURIZIO PASCUCCI, responsabile Legalità ARCI Toscana
PIER LUIGI VIGNA, ex Procuratore Nazionale Antimafia
LAURA GARAVINI, membro della Commissione Parlamentare Antimafia
Coordina: ANDREA CAMPINOTI,sindaco di Certaldo e presidente di "Avviso Pubblico"

A seguire concerto:
TARABARALLA
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Giovedi 2-12 ore 21:00: “L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”
Parteciperanno:
ENZO MASINI, coordinatore nazionale FIOM-CGIL Fiat
EMILIANO BRANCACCIO, economista e professore presso la Facoltà di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università del Sannio
RAPPRESENTANTI DELLA FIAT DI POMIGLIANO
INTERVENTI DELLE RSU DI FABBRICHE LOCALI
Coordina: Luigi Remaschi, Vice-Presidente ANPI provinciale

A seguire spettacolo teatrale:
"CI CHIAMAVANO BANDITI"
a cura della compagnia teatrale AltroTeatro di Firenze
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Venerdì 3-12 ore 21:00: “I saperi e i diritti: generazioni e speranze”
Parteciperanno:
BERNARDO CROCI, lavoratore precario della scuola
NICOLA DANTI, commissione Cultura e Istruzione della Regione Toscana
FLAVIO ZAPPACOSTA, rappresentante CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari)
ALICE DETTORI, rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti
FEDERICO OLIVERI, ricercatore precario Università di Pisa
SIMONE LONDI, Rappresentante del Liceo Scientifico “Il Pontormo”

Coordina: MARTA CENDALI, Docente – Presidenza Provinciale ANPI

A seguire concerto:
TRIMAD
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Sabato 4-12
ore 17:00: “La violenza ha varie forme”
Parteciperanno:
ROSSANA CORSINOVI, Ass.. Pari Opportunità del Comune di Montelupo F.no
ALESSANDRA PAUNCZ, vice-presidente di "ARTEMISIA"
MARIANNA GORPIA, avvocato
GABRIELLA MANNELLI, Coordinamento Femminile ANPI Nazionale
LORELLA GIGLIOLI, Responsabile Progetto “LILITH”
Coordina: CHIARA BRILLI, giornalista di ControRadio

ore 19.00: CORO "NOVECENTO" di Fiesole
LABORATORI DI CANTO SOCIALE

ore 21:00: “Nuovi fascismi, nuove resistenze”
Parteciperanno:
GIUSEPPE PUGLIESE CON RAGAZZI DI ROSARNO, osservatorio migranti "Africalabria"
RAPPRESENTANTI DEL CAAT, Coordinamento Antifascista Antirazzista Toscana
SILVANO SARTI, Presidente ANPI provinciale
SAVERIO FERRARI, Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre
Coordina:DOMENICO GUARINO, giornalista di ControRadio

A seguire concerto:
CISCO, RUBBIANI,COTTICA “40 anni - storie di Ramblers, d'innocenza, d'esperienza"
SET ACUSTICO - POSTI A SEDERE
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Domenica 5-12 ore 10:00: Attivo delle Sezioni ANPI della Provincia di Firenze

ore 12:30: PRANZO in collaborazione con AUSER - Filo d'Argento – SPI Lega di Empoli e Vinci

ore 15:00: “I contadini e la Resistenza”

A seguire:
BALLO LISCIO con I MAN PA'

venerdì 10 settembre 2010

Presidio Antifascista Contro la Fondazione R.S.I.

All’Attenzione del Sig. Sindaco del Comune di Terranuova Bracciolini
All’Attenzione del Consiglio Comunale


IL COORDINAMENTO ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA ARETINO
IL COORDINAMENTO ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA TOSCANO
LA CITTADINANZA DI TERRANUOVA BRACCIOLINI
CONSIDERATA
L’esistenza nel territorio comunale in località La Cicogna di una Fondazione denominata R.S.I – Istituto Storico;
che la predetta fondazione, attiva dal 1986, era sorta con museo e sacrario delle reliquie della Repubblica di Salò;
che col tempo la predetta Fondazione si è rivelata una istituzione che propaganda, con conferenze “storiche”, seminari, campi di formazione e addestramento, ideologie, figure, simboli e valori del fascismo storico, in particolare del periodo della repubblica di Salò e intende passare il testimone alle nuove generazioni, a detta loro.
che il territorio valdarnese, così come l’intera provincia di Arezzo, Medaglia d’Oro per la Resistenza, ha pagato un alto tributo di sangue e distruzione a causa della follia nazista e fascista;
che i cittadini antifascisti e democratici ritengono che l’esistenza nel territorio di una tale istituzione, costituisca un’offesa ai valori fondamentali della nostra Costituzione e alla lotta di tanti uomini e donne che hanno restituito al Paese la libertà e i diritti;
VISTI
la XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione della Repubblica Italiana, che al I comma stabilisce che: “ è vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”;

la legge 20 giugno 1952, n. 645, all'art. 1, , la quale precisa che si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista;

Il Decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122 ("Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa"), convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993 n. 205, comunemente detto Legge Mancino che condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici.

CHIEDONO AL SINDACO
Di attivarsi con tutti i mezzi a Sua disposizione, per la chiusura immediata della Fondazione R.S.I. – Istituto Storico e delle Associazioni e Riviste ad essa collegate.

Terranuova Bracciolini, 11 Settembre 2010

Dossier contro la fondazione R.S.I.

lunedì 2 agosto 2010

lunedì 28 giugno 2010

26 giugno contro Casa Pound

tratto da Centro Popolare Autogestito CPA - Firenze Sud

Casa Pound apre bottega a Firenze e festeggia a camparini e spumantino fatto colle prese, bella infarcita di digossini e di quei giornalinisti che da troppo tempo fanno giornata con poca fatica grazie a loro?
Nessun problema.
I signori nessuno della Firenze Antifascista ripigliano sound system, vernice e striscioni, e portano centinaia di persone in corteo per tutta la città come se nulla fosse, con il piglio perentorio e i cordoni delle manifestazioni più decise. D'altronde, essenzialmente grazie alla pompinevole condiscendenza dei mass media, anche a Firenze abbiamo adesso a che fare con gente che "Nel dubbio mena" lo fa anche scrivere sulle magliettine nere, per cui certe precauzioni non sono affatto ingiustificate. Non siamo mica su féisbuc.


L'ennesima prova di efficienza, di realismo e di competenze organizzative, in un pomeriggio qualunque di inizio estate e per un'occasione tra le tante; il sabato pomeriggio, in fondo, moltissimi di noi LAVORANO grazie agli orari schiavili resi possibili dalle normative vigenti, oppure perché i fine settimana sono l'unico momento in cui gli impegni dello studio rendono loro possibile LAVORARE per qualche ora; nessuno tra noi può permettersi di incistarsi all'università da un decennio all'altro, in attesa che si liberi una poltrona in qualche fancazzificio istituzionale. Questo ha ridotto per lo meno della metà il numero dei potenziali partecipanti.
Eppure non si scherza. Né con Firenze né con noi.
Siamo ancora tremendi.

giovedì 24 giugno 2010

FUORI I FASCISTI DA FIRENZE! CHIUDIAMO CASA POUND! SABATO 26 GIUGNO CORTEO CONCENTRAMENTO ALLE ORE 17.00 IN PIAZZA S.MARCO

Sappiamo chi sono, i fascisti. Sappiamo qual è stato e qual'è il loro compito. Basta sfogliare qualche manualetto di storia per scoprire come, nei momenti di crisi economica, c'è bisogno di individui che blocchino le proteste contro i padroni, prima negli anni venti, poi negli anni sessanta settanta ed ottanta. Naturalmente, il copione si ripete.
Li ricordiamo, nell'ottobre del 2008, a picchiare le studentesse e gli studenti delle scuole superiori in Piazza Navona a Roma. Li ricordiamo mentre assaltano gli edifici occupati dai lavoratori in lotta come nel caso dell'Eutelia. Li ricordiamo mentre picchiano "froci vestiti da comunisti" pochi giorni fa a Padova, come in moltissime città italiane dove svolgono il loro compito. Quello di squadristi.
D'altronde, non ci possiamo aspettare altro da chi celebra quella che loro chiamano "cinghiamattanza", ovvero sostanzialmente prendersi a cinghiate e riprendere il tutto per farlo vedere su internet.

Sabato 26 maggio ha aperto Casapound, uno dei tanti gruppettini che si definiscono "fascisti del terzo millennio", anche a Firenze. Un'inaugurazione dove naturalmente era presente anche lo sponsorizzatore, il Popolo per la Libertà (vigilata) nella figura di Francesco Torselli. Per quanto facciano di tutto per apparire "non conformi", vanno a braccetto con chi oggi ci sfrutta e ci uccide sul lavoro, con chi ci manda in cassa integrazione o ci rende disoccupati, con chi attacca la scuola e l’università pubblica distruggendo il futuro degli studenti di oggi e di domani, con chi sviluppa politiche di guerra contro i popoli dell’Africa e del Medioriente, con chi costringe quegli stessi popoli al ricatto dei Centri di Identificazione ed Espulsione sul nostro territorio.
Il progetto è ormai chiaro. Da una parte si sdogana questi picchiatori, si proteggono e si finanziano. Dall'altra si agisce sul fronte culturale: si toglie la Resistenza dai programmi scolastici, si dimentica il milione e mezzo di Jugoslavi ammazzati dai Repubblichini nazifascisti (dove sono i farisei che "non scordano"?) e si mette nello stesso calderone Mussolini, Togliatti, Moro e Giovanni Paolo II. Il tutto condito da comunicati stampa (una vera passione quella di certi elementi per i comunicati stampa) scritti da chi con tutta probabilità non ha mai letto la Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena sulle Foibe del 2001, ma si informa dai "leaders" di partito.

Tutte le antifasciste e gli antifascisti, gli studenti ed i lavoratori non possono accettare che questi servi agiscano indisturbati, che aprano sedi finanziati da chi li protegge per far passare le peggiori politiche economiche e sociali. Per questo scenderemo in piazza il 26 giugno a Firenze, alle 17 in Piazza San Marco.

MOBILITIAMOCI PER LA CHIUSURA DI CASA POUND!

SABATO 26 GIUGNO CORTEO

CONCENTRAMENTO ALLE ORE 17.00 IN PIAZZA S.MARCO

venerdì 18 giugno 2010

BOMBA FASCISTA DAVANTI AL CENTRO SOCIALE CIMARELLI - Terni

Giovedi 17 giugno alle ore 01.26 è esplosa una bomba carta davanti al cancello del Centro Sociale Autogestito Germinal Cimarelli, sede anche dell’Organizzazione Sindacale “COBAS”. Due compagni che si trovavano nel centro di documentazione, posto al primo piano, hanno sentito dei rumori all’esterno. Quando si sono affacciati hanno visto una macchina che si allontanava velocemente, poi il bagliore dell’esplosione ed infine hanno sentito il boato. Tanta la paura nel quartiere, alcuni cittadini svegliati dall'esplosione hanno dato prontamente l'allarme e in breve è intervenuta una macchina dei Carabinieri che hanno solo potuto accertare l'accaduto. Risultava sottratto anche uno striscione politico in solidarietà con la Palestina affisso lungo via del Lanificio

”Ci riteniamo fortunati – dichiarano i ragazzi presenti nello stabile – perché ci trovavamo all'interno della struttura e non nel giardino perché altrimenti l'ordigno ci sarebbe esploso addosso”.

L’attentato è di chiara matrice fascista, sia per la dinamica che per la tempistica. Nella notte, intorno alle ore 24.00, erano stati visti appartenenti all’organizzazione neofascista Casapound attaccare uno striscione a Ponte le Cave. Altre volte era accaduto che i neofascisti attaccassero manifesti e striscioni a Terni, ma mai ci saremmo aspettati un attacco contro la nostra sede.

Riteniamo che questo “salto di qualità” sia figlio della legittimazione che questi individui hanno ricevuto grazie all’azione intimidatoria che il Questore ha messo in atto con gli “avvisi orali” contro coloro che avevano contestato i neofascisti all’aviosuperficie. Ricordiamo che il Questore nelle notifiche degli avvisi orali agli antifascisti definisce i neofascisti“un gruppo di sportivi paracadutisti”.

L’attentato avviene dopo che da parte di esponenti del PDL e della destra locale sono state espresse dichiarazioni di legittimazione degli stessi “paracadutisti”. Vorremmo sapere cosa hanno da dire i signori Raffaele Nevi e Alfredo De Sio che proprio ieri hanno parlato nei nostri confronti (che denunciavamo la grave intimidazione della Questura attraverso gli “avvisi orali” alle pubbliche proteste antifasciste) di “linguaggio di altri tempi che evoca scenari inesistenti alimentando tensioni strumentali e pericolose”. Ricordiamo a lorsignori che i linguaggi delle destre e dei servizi in Italia sempre si sono espressi con le bombe, gli esplosivi e le intimidazioni, da piazza Fontana alla strage alla stazione di Bologna.

Ci troviamo ora nella situazione paradossale in cui, chi ha manifestato pubblicamente contro l'entrata dei fascisti di casapound in città, si trova attaccato da più fronti:

· da quello istituzionale con gli “avvisi orali” del Questore che sono atti intimidatori che violano la libertà personale

· da quello amministrativo attraverso multe di oltre 5.000 € fatte dai vigili urbani,

· da quello politico-militare con la bomba carta neofascista fatta esplodere ieri notte.

Abbiamo impedito l'entrata dei fascisti di casapound a Terni perchè il fascismo è un pratica razzista e violenta, è squadrismo e l'episodio di questa notte ne è l’ulteriore conferma. Questi soggetti diffondono odio tramite la paura ed il razzismo. Terni non si spaventerà di fronte a chi è stato vinto dalla storia, davanti allo squadrismo neofascista.

Il Centro Sociale e tutte le realtà della RAT (Rete Antifascista Ternana) continueranno a lottare contro questi individui a difesa di una città civile, democratica, antifascista e multiculturale, che fonda le sue radici nel lavoro, nella solidarietà, nella Resistenza e nell'integrazione sociale.

E’ per questo che lanciamo un appello per la solidarietà e la vigilanza democratica a tutte le persone, le associazione e le istituzioni democratiche della nostra città.

Terni resiste.

CSA Germinal Cimarelli

giovedì 10 giugno 2010

FUORI I FASCISTI DA FIRENZE! CHIUDIAMO CASA POUND! SABATO 26 GIUGNO CORTEO

FUORI I FASCISTI DA FIRENZE! CHIUDIAMO CASA POUND!

Lavoratori, studenti, precari e disoccupati, nessuno escluso, stanno subendo le prime e già pesanti conseguenze della crisi che attraversa l'Italia e non solo. Per questo, oggi più che mai, è necessario organizzarsi e lottare, per non subirne ulteriormente le conseguenze.

Proprio in questo clima si inserisce la nascita di gruppi e gruppetti dell’estrema destra nelle nostre città: un disegno ben preciso che ancora una volta restituisce ai fascisti il loro ruolo storico.

Quello di squadristi nelle aggressioni ai danni di compagni e compagne come recentemente accaduto a Tor Vergata, oppure contro gli immigrati come successo anche a Firenze in Via Nazionale e in Via della Scala o ai danni dei lavoratori in lotta come nel caso dell’Eutelia.

Quello di provocatori quando le loro azioni non diventano altro che un pretesto per dar modo a polizia e magistratura di colpire e reprimere chi quotidianamente lotta e si espone al fianco di studenti e lavoratori.

Proprio a Firenze ci sono compagni processati per aver contestato un’iniziativa di Totaro in Gavinana, per aver impedito a Casa Pound di svolgere un presidio in piazza al Galluzzo, per aver difeso la propria città dalla violenza fascista la notte del 23 maggio dell’anno scorso in Via della Scala, così come in Toscana alcuni compagni di Livorno e Pistoia sono ancora sotto processo con l’accusa di aver assaltato una sede di Casa Pound.

Adesso, dopo i tentativi di attecchire andati a vuoto per Forza Nuova, La Fenice e la Nuova Destra Sociale ci prova proprio Casa Pound che, a Firenze, in via Lorenzo il Magnifico sabato 29 maggio ha inaugurato la propria sede.

Li ricordiamo tutti, in piazza Navona a Roma, infiltrati nel movimento studentesco contro i tagli imposti dalla Gelmini mentre picchiavano i compagni di 14 anni armati di cinghie e mazze tricolori e poi pronti a puntar il dito contro chi aveva deciso di reagire e non accettare la loro presenza in piazza.

Li ricordiamo ancora a Roma, pronti all’ennesima aggressione e poi invece costretti a cercare di passare come vittime perché quella sera avevano trovato un gruppo di compagni più determinati e preparati di loro.

Li ricordiamo in occasione del 7 maggio in Piazza Esedra, scesi in piazza con il patrocinio del Governo, difesi da uno schieramento immane di polizia e carabinieri mentre urlavano dal microfono dando di “infami ai militanti del presidio antifascista e ai loro nonni Partigiani”: non a caso la legittimazione di questa teppaglia rientra appieno nel tentativo di riscrivere la storia di questo paese, teso alla cancellazione della memoria storica ed alla rimozione dei crimini compiuti dal fascismo e screditando la resistenza e la lotta partigiana.

Si nascondono dietro lo pseudonimo associazione culturale e tentano, con scarsi risultati, di organizzare iniziative populiste per guadagnare in consenso e agibilità, ma nella realtà dei fatti non sono altro che un movimento fascista chiaramente schierato a difesa delle politiche attuate dal PDL come dimostra anche la loro candidatura in molte liste del partito di Berlusconi alle recenti amministrative e la presenza di alcuni esponenti fiorentini di Alleanza Nazionale all’inaugurazione della loro sede.

Per quanto si dichiarino “non conformi” vanno a braccetto con chi oggi ci sfrutta e ci uccide sul lavoro, con chi ci manda in cassa integrazione o ci rende disoccupati, con chi attacca la scuola e l’università pubblica distruggendo il futuro degli studenti di oggi e di domani, con chi sviluppa politiche di guerra contro i popoli dell’Africa e del Medioriente, con chi costringe quegli stessi popoli al ricatto dei Centri di Identificazione ed Espulsione sul nostro territorio.

La Firenze Antifascista, gli studenti, gli operai e i lavoratori non possono accettare che i sedicenti fascisti del terzo millennio aprano indisturbati i loro covi!

MOBILITIAMOCI PER LA CHIUSURA DI CASA POUND!

SABATO 26 GIUGNO CORTEO

CONCENTRAMENTO ALLE ORE 17.00 IN PIAZZA S.MARCO

lunedì 24 maggio 2010

Concerto neonazi a Firenze il 5 giugno? No grazie

Coordinamento Antifascista Antirazzista Toscano - Firenze
http://caatoscano.noblogs.org/


Firenze e la Toscana sono sempre più nel mirino dei fascisti

Dopo la provocazione del congresso della cosiddetta Nuova Destra Sociale in un albergo di Firenze, sventata dalla pronta e ampia mobilitazione delle forze antifasciste e democratiche, i fascisti continuano a muoversi:
-a Massa militanti di Forza Nuova hanno incitato allo strupro delle donne di sinistra perchè osano scegliere l'aborto e l'uso della pillola RU486;
-a Lucca hanno assaltato una birreria colpendo un giovane che rischia di perdere un occhio;
-a Vicchio hanno tentato di spaccare la vetrata della sede del Pd e hanno imbrattato l’edificio con adesivi nazisti;
-nelle scuole e nelle università di Firenze cercano di intimidire e provocare gli studenti che protestano contro la legge Gelmini.
E questo mentre a Roma fanno la marcetta, a Trento assaltano la sede dell'Anpi, a Milano vorrebbero sfilare con i loro simboli nazisti, e in edicola il quotidiano Libero proprone addirittura i discorsi di Mussolini.

La prossima provocazione programmata a Firenze sabato 5 giugno dai fascisti de “La Fenice”, un gruppetto dell’estrema destra radicale dichiaratamente neofascista, è mascherata da festa con concerto di vari gruppi musicali nazi-rock, tra cui Hobbit , Antica Tradizione, Testudo e Decima Balder, nel tentativo di catturare e confondere la gioventù.
Non vogliamo che la nostra città diventi una palestra per sperimentare le provocazioni fasciste, dove questi rifiuti della società possano esercitare la loro violenza e prevaricazione.
Non si può fare finta di niente, perchè piangere dopo sarebbe troppo tardi, inutile e anche ipocrita.
La mobilitazione e la vigilanza antifascista va mantenuta alta. Per questo è necessario che tutte le forze democratiche e antifasciste a partire dall'ANPI, alle rappresentanze istituzionali, si impegnino per impedire che sia offesa la città Medaglia d'oro alla Resistenza e nella difesa della stessa Costituzione.
Mobilitiamoci come abbiamo fatto per impedire lo svolgimento del congresso di Nuova Destra Sociale.

Nel frattempo chi vuole impedire l'ennesima provocazione può mandare la propria adesione individuale (nome cognome e città) o collettiva a:

caatfirenze@yahoo.it

mercoledì 12 maggio 2010

Comunicato del CAAT Siena sull'attacco agli occupanti dell'Università

Nella notte tra venerdì e sabato la facoltà di lettere di Siena e’ stata letteralmente assaltata da un gruppo di “persone” che hanno tentato per almeno due ore, prima di entrare e poi di far uscire, i ragazzi che, ormai da giorni, stavano occupando la facoltà, per i grossi problemi e le grosse difficoltà in cui si trova l’ateneo in questo periodo….e più in generale il mondo della scuola tutto.

L’occupazione degli studenti di sinistra si stava e si sta rivelando un iniziativa piena di entusiasmo e di ottimi risultati ottenuti con svariate iniziative dibattiti e occasioni di confronto e culturali. Il tutto in un contesto pacifico tranquillo e in collaborazione con molte realtà, anche esterne, ma solidali col mondo della scuola e del lavoro. In questo contesto e’ avvenuto ciò, che dal nostro punto di vista, va inquadrato in un attacco di piuttosto chiara matrice fascista. Diciamo questo perchè lo schema usato e’ sempre il solito..si recluta un numero piuttosto ridotto di persone più o meno riconducibili alla destra militante, si mandano in spedizione punitiva con il compito di provocare e, magari, far scoppiare una piccola rissa per poi poter usare l’accaduto dimostrando che le iniziative come le occupazioni, o più in generale, le proteste di studenti o masse popolari, non sono altro che scuse per fare “casino” ….Se questo, come in questa occasione, non va a buon fine si riduce tutto ad una “bravata” di un gruppetto di ragazzi che aveva alzato un po’ troppo il gomito….noi ci chiediamo…come mai se l’aggressione viene da destra e’ sempre e solo una bravata?Basta arrivare in questura puzzando d’alcool per essere automaticamente giustificati?La polizia e la magistratura hanno il dovere di fare in modo che i responsabili, già identificati, vengano puniti per ciò che hanno fatto e rispondano delle provocazioni e delle aggressioni di cui si sono resi protagonisti…furto di un pc, incendio doloso interno ad una biblioteca universitaria con persone presenti nell’istituto(si può ipotizzare il tentato omicidio?), aggressioni verbali e tentativo di sfondamento di un portone…..Vogliamo pensare e sperare che la gestione di questa faccenda sia altrettanto solerte e impegnata da parte delle forza dell’ordine come lo e’ in altre occasioni…noi staremo qui a vigilare che i diritti dei cittadini siano rispettati e che il tutto non venga archiviato come una “bravata”, perché questo non sarebbe tollerabile. Non ci possono essere due metri e due misure sempre! Siamo stanchi di questi giochetti !!!

Pensiamo che questo evento, come tanti altri sia la chiara espressione di ciò che sta’ succedendo in Italia negli ultimi tempi…queste sono tutte prove di forza, tentativi di schiacciare e zittire intimorendo chi non vuole stare zitto, chi non vuole sottomettersi alla deriva verso cui sta andando il nostro paese, chi vuole occupare per protestare e far sentire la sua voce, chi vuole manifestare liberamente e chi vuole aggregarsi in comitati coordinamenti etc per organizzarsi e combattere questo stato delle cose.

In questo contesto proprio oggi sabato 8 maggio e’ ufficialmente nato il CAAT (Coordinamento antifascista e antirazzista toscano)di Siena. La finalità di questo coordinamento e’ quella di vigilare ed agire perché cose come queste non succedano più…. e se succedono devono essere prontamente denunciate assicurandosi che chi si fa’ promotore e braccio del fascismo venga fermato e isolato. Non bisogna lasciare nessuna agibilità ai fascisti….nemmeno a quelli che si professano benefattori e pacifisti perchè sono tutte maschere, sono espedienti per mescolarsi alla gente per poi accoltellarla alle spalle.

Come CAAT di Siena vogliamo dare la più sentita solidarietà agli studenti che hanno occupato la facoltà di lettere e che,per questo, hanno subito questo attacco infame . Vogliamo dare il nostro più ampio sostegno e sprono a continuare la loro lotta ancora più motivati di prima. Vogliamo siano sicuri di non essere soli in questa battaglia perché l’unione fa’ la forza e la solidarietà e’ un arma da usare sempre.

Invitiamo tutti i partiti e le istituzioni cittadine a prendere posizione pubblicamente su questa aggressione ed esprimere tutta la loro solidaretà agli studenti!!

CAAT SIENA

lunedì 10 maggio 2010

Perché il razzismo di Casapound è tollerato?


tratto da Liberazione
di Paolo Persichetti
8 maggio 2010

Eran «quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due». E’ finita proprio così, come recita la filastrocca che vinse lo zecchino d’oro nel 1968, il sit-in nazionale del Blocco studentesco, emanazione di CasaPound, che si è tenuto ieri a Roma. Poche centinaia di militanti raggruppati nell’angolo di una piazza troppo grande per loro. In giro nemmeno l’ombra delle migliaia che avrebbero dovuto marciare sulla Capitale come preannunciato alla vigilia. Era dunque infondato l’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Anpi (per altro ritiratasi all’ultimo momento dopo aver acceso la miccia), ripreso da un folto gruppo d’intellettuali e personalità, dalle forze politiche di sinistra e dai Centri sociali che hanno dato vita ad un presidio di protesta, anche questo senza grande partecipazione. La forte opposizione della sinistra romana aveva spinto la questura a vietare inizialmente il corteo chiesto dai «fascisti del terzo millennio». Scelta molto “maliziosa” che ha accresciuto le polemiche e acceso i riflettori sulla vicenda. La sinistra si è divisa, Piero Sansonetti e Massimo Bordin hanno firmato, insieme ad altri, un appello in difesa del diritto di manifestare per chiunque. CasaPound non ne aveva gran bisogno perché ha incassato l’appoggio di 32 parlamentari del Pdl e di due consiglieri capitolini del centrodestra, Ugo Cassone e Luca Gramazio. Ricevuti dal comprensivo sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano hanno ottenuto la possibilità di una manifestazione stanziale, conclusasi prima del previsto. Tuttavia l’accorta messa in scena disposta in piazza, l’assenza di vessilli e cimeli del fascismo storico, le bocche chiuse e la comunicazione affidata solo ai portaparola ufficiali, lo sfoggio di retorica giovanilista e vitalista con un target studentesco ben preciso, l’estetismo autocontemplativo, il «siamo belli come il sole», «17 anni tutta la vita», «giovinezza al potere» che rinviano ad una sorta di impoliticità ormonale, di onanismo ideologico, di acne militante, le canzoni di Rino Gaetano e Vasco Rossi, non cancellano la lunga lista di aggressioni, spedizioni punitive, iniziative contro i disabili, xenofobia, brindisi alla Shoa. Contrariamente a quanto accadeva alla destra radicale non stragista degli anni 70, questa formazione non vive ai margini del sistema ma è la micropropagine ultima del blocco politico-sociale attualmente al governo. Il 20 marzo aveva suoi uomini tra i ranghi del servizio d’ordine della manifestazione che il Pdl ha tenuto a piazza san Giovanni. Dietro l’aria scapigliata e le imitazioni futuriste, tra un pestaggio e l’altro, si intravede la voglia di poltrone negli assessorati e le municipalizzate. In attesa appalta per conto del Pdl, dietro copertura politica e sostegno materiale, il tentativo di penetrazione nel sociale e nelle scuole. A questo punto almeno una domanda è d’obbligo: l’ala del Pdl che fa capo a Fini trova inaccettabile solo il razzismo propugnato dalla Lega e nulla ha da dire su quello di CasaPound? Permangono un’ambiguità di fondo e dei legami sotterranei

venerdì 30 aprile 2010

Intervista a William Lucchesi, nome di battaglia Tito


INTRODUZIONE

- Cosa significava vivere nel regime fascista?

La vita a quei tempi poteva seguire tre strade: la repubblica di Salò, l’antifascismo o vivere imboscato da qualche parte. Ma per fare quella vita bisognava avere persone che ti aiutassero, infatti se la potevano permettere solo in pochi. Poi c’erano i ragazzi come me che sceglievano di non schierarsi, non per ideali ma perché semplicemente non conoscevano altre vie. L’antifascismo per me è iniziato dopo la morte di mio padre per mano dei fascisti, lo pestarono a morte solamente perchè portava addosso la sciarpa con i colori del Bologna.
Per farvi capire che cosa significava vivere nel regime fascista, vi racconto un breve episodio legato alla particolarità del nome William. Esso deriva da un personaggio di un libro che fu molto caro a mia madre, (Un Giorno a Madera) incentrato sul problema del matrimonio tra malati di tubercolosi. Questo nome, soprattutto dopo la morte di mio padre, mi costo tanto poiché quando Mussolini subì le sanzioni tolse tutti i nomi inglesi e li sostituì con quelli italiana; per il regime fascista io mi chiamavo Romano. Ovviamente il mio vero nome era quello dato da mia madre e non imposto da qualcun altro, così tutte le volte che mi chiamavano Romano ed io non mi voltavo i fascisti mi pestavano selvaggiamente. Un giorno, dopo avermi picchiato più del solito, mi scaricarono con un carretto di legno davanti a casa gonfio e tumefatto dalle botte. Bussarono al portone di casa e se ne andarono. La mia sorella che venne ad aprire neanche mi riconobbe da come mi avevano conciato. Dopo questo episodio giurai a me stesso che da quel giorno non avrei preso più botte dai fascisti, una notte alle due e mezzo mi alzai partì e lascai le mie due sorelle che rividi solo due anni più tardi.
- Sei venuto a conoscenza della resistenza tramite il partito o tramite altre fonti?
Sono venuto a conoscenza della resistenza e delle brigate partigiane subito tramite il partito perché per la vita che facevo sarebbe stato impossibile farlo autonomamente. Lavoravo fin dall’età di nove anni, tutti i giorni partivo la mattine alle sette e tornavo a casa la sera a mezzanotte quindi avevo tempo solo di dormire e ripartire il giorno successivo; altra questione era che a quei tempi i mezzi di informazione come la radio non c’èrano nel mio paese quindi non esisteva un modo semplice per arrivare alle notizie. Basti pensare a riguardo, che per sapere i risultati calcistici della mia squadra preferita dovevo percorre due chilometri a piedi per raggiungere la radio più vicina.
- Quali sono stati i primissimi compiti che ti sono stati assegnati, e quali quelli più difficili?
Il primissimo compito che mi assegnarono fu quello di preparare ed usare gli esplosivi. Mi facevano assemblare pezzi di plastico, che mi lanciavano tramite il paracadute aerei inglesi ed americani; sotto questo punto di vista gli alleati ci hanno sempre rifornito.
Sicuramente il compito più difficile era portare alle madri dei compagni caduti la notizia. Quando capivano che non c’era più niente da fare mi dicevano con le ultime forze “Tito, vai da mia mamma e dille che non ho sofferto”. E io ci andavo. Quanti giovani come voi ho visto morire accanto a me...
- Che cosa ti senti di dire sulle “violenze private” perpetrate dai partigiani nel dopo guerra dopo la caduta del regime fascista?
Nel dopo guerra c’èrano tante persone che risultavano far parte delle squadre partigiane o all’interno del partito comunista le quali non avevano mai combattuto; gente che aderì alla resistenza solo dopo la fine degli scontri. Succedeva, a volte che persone come queste approfittassero del loro ruolo all’interno delle proprie organizzazioni, per coltivare solo torna conti personali. Opportunisti.
Tanti fascisti che erano scappati in Brasile o in Argentina durante e subito dopo la guerra, ritornavano in Italia nel 47’-48’; questi individui pensavano che dopo due anni passati fuori dai confini nazionali sarebbero stati graziati dal giudizio dei partigiani. Immancabilmente il giorno dopo venivano trovati morti, non c’èra niente da fare. In Romagna questo avvenne molto spesso, ecco perchè Pansa ha potuto speculare sulla resistenza. Ma il signor Pansa dimentica che questi erano personaggi dal passato di carnefice.
- Quale era la disciplina all’interno delle brigate?
La disciplina era molto ferrea: mai bere per ubriacarsi, mai molestare una donna, mai abbandonare i compagni nello scontro. In particolare, durante il combattimento, se avevi un’arma automatica dovevi essere sempre l’ultimo a rientrare in modo che i compagni potessero assicurarsi di ripiegare in sicurezza e, se venivi catturato, ovviamente non dovevi parlare, nemmeno sotto tortura. Questo era facilitato anche dal fatto che ognuno di noi non conosceva il nome reale degli altri compagni, tutti avevamo un nome di battaglia.
- Cosa voleva dire essere un Gappista?
Essere nei GAP era forse perggio che essere nelle squadre partigiane. Nelle brigate e nell’esercito di liberazione combattevi sul fronte, il gappista invece doveva eseguire le sentenze dei comitati di liberazione. Ci ritrovavamo in 32 persone in una cantina, tre estratti a caso dovevano partire per eseguire la sentenza; prima di giustiziare il condannato, essa doveva essere letta a voce alta.
Non era facile, il condannato era pur sempre un uomo, magari con una famiglia. La lettura della sentenza e della condanna erano spesso accompagnate da urla e lacrime, ma daltronde si era in guerra, coloro che condannavo come avevan ucciso mio padre avevano ucciso o fatto uccidere molti altri, erano responsabili di varie atrocità.
A me in quanto gappista davano la caccia senza sosta. Mi spostavo di continuo per evitare di essere preso e ucciso. Per due anni non ho dormito due notti nello stesso posto.
- In che rapporti erano le brigate con la popolazione civile?
I civili erano la nostra forza. Se non fosse stato per la loro collaborazione sicuramente non ce l’avremmo fatta. Loro ci davano riparo, ci assistevano, ci sfamavano, anche se questo voleva dire per loro rimenere senza mangiare.
- Che ruolo aveva la donna nella resistenza?
Fondamentale. Si pensa che la staffetta sia stato un compito marginale, ma in realtà era altrettanto importante come combattere in prima linea. Inoltre, sotto le gonne, portavano viveri, messaggi, ma anche tanti armamenti per i partigiani. Proprio per questo motivo erano anche loro perseguitate; ne sono morte moltissime.
- Nell’aderire alla resistenza pensavi solo alla liberazione dell’italia o ad una vera e propria rivoluzione?
Io volevo cambiare il mondo. Dopo aver vissuto il fascismo e la guerra e guardato con ammirazione l’esperienza sovietica, speravo che il cambiamento arrivasse anche qua.
Cosa ne pensi della recente tendeza ad equiparare partigiani e repubblichini?
È una cosa vergognosa. Per essere stato partigiano mi danno 15€ in più al mese di pensione, ai vecchi repubblichini o ai vecchi componenti della decima mas ne danno più del doppio, 38€. Non è assolutamente giusto. Non è una questione di denaro, ma il principio ad essere profondamente ingiusto. I repubblichini, negli ultimi anni della guerra, erano alla stregua degli invasori, mentre noi abbiamo rinunciato a tutto per liberare l’Italia. Oggi con il governo Berlusconi, con la lega e fino a un pò di tempo fa con Fini, sei più stimato se sei un ex repubblichino che un ex partigiano. Ricordiamoci che noi abbiamo dato il sangue per arrivare a scrivere la Costituzione, riuscendo a creare una carta tra le più avanzate al mondo; ed essa è chiaramente antifascista e quindi in contrapposizione con tutto quello che rappresentava la repubblica di Salò.
- Come mai se nel CLN il 95% erano persone di sinistra, tra comunisti e socialisti, il primo governo ebbe da subito la DC in maggioranza?
Come nei paesi liberati dall’Armata Rossa si instaurò un governo comunista, così nei paesi liberati dagli alleati essi fecero in modo che si instaurassero governi che facessero da contrappeso all’Unione Sovietica. La loro influenza era evidente, ad esempio non permettevano alle brigate comuniste di marciare con il fazzoletto rosso nelle città liberate, ma il fatto più eclatante è stato sicuramente l’attentato a Togliatti. Infatti se avessero voluto ucciderlo, non ci sarebbe voluto niente. Fu un chiaro tentativo di scatenare insurrezioni popolari e dare così il pretesto alle navi americane per invaderci e reprimerci, come era accaduto poco prima in Grecia.
- Ci racconteresti di quando avete liberato la prigione a Bologna?
Ci travestimmo da fascisti e nazisti e facemmo finta di portare dei prigionieri dentro. Di notte la guardia non era alta. Una volta all’interno riuscimmo facilmente a sbarazzarci dei veri fascisti e ad aprire le celle per liberare i compagni. Tuttavia c’eravamo travestiti così bene che nemeno i compagni ci riconobbero. Dovete sapere che era un’abitudine dei fascisti far credere ai prigionieri di poter uscire per poi fucilarli, perciò inizialmente avevano paura e non volevano lasciare la cella. Ma alla fine fummo riconosciuti e liberammo la prigione.
- Grazie mille per la tua disponibilità, vuoi concludere tu questa intervista?
Grazie a voi. Vi dico solo, fate valere le vostre idee, non vi arrendete mai! Tra compagni rispettatevi sempre l’uno con l’altro, anche se la pensate diversamente. Ascoltatevi e discutete, ci stà che voi facciate cambiare idea a lui o che lui faccia cambiare idea a voi.

Intervista a Gianfranco Carboncini


INTRODUZIONE

- Cosa significava vivere nel regime fascista?
Per chi non era d’accordo col regimesignificava paura, fame e miseria, bastava non avere la tessera del fascio per diventare un perseguitato politico. Al contrario se appoggiavi il regime avevi viveri, una posizione sociale più alta, potevi fare carriera; insomma avevi il futuro assicurato per te e per i tuoi figli. Un esempio è appunto il cibo: chi aveva la tessera riceveva un etto di pane, anche se non si sapeva bene con cosa era fatto, un etto e mezzo chi lavorava, e così per lo zucchero e altri cibi elementari.
Vivere nel regime fascista significava vivere in un indottrinamento che partiva fin da quando eri piccolo. Nelle scuole primarie eri “figlio della lupa”, dopo “balilla”, successivamente “giovane fascista”: chiaramente solo i figli delle famiglie benestanti arrivavano a quest’ultima categoria, cioè chi frequentava i licei e università; essi erano formati per diventare la futura classe dirigente del regime.
La repressione nei confronti degli antifascisti si inasprì al momento dell’occupazione nazista con la nascita della Repubblica di Salò. Furono chiamati alla leva i giovani dai 17 anni in su, chi rifiutava diveniva automaticamente un renitente alla leva, quindi fuori legge, quindi perseguitato e se preso fucilato senza processo.
In quel momento storico le vie erano tre: o rimanere fedele al fascio e diventare repubblichino, o entrare nelle brigate partigiane, o darsi alla macchia. La maggior parte della gente fu rifugiata, spesso presso i contadini, o si unì a i partigiani sulle montagne.
- Chi ti ha portato a conoscienza dei “volontari per la libertà”?
Negli ultimi anni della guerra, il partito comunista, socialista e d’azione si impegnarono a fare propaganda in modo che i giovani antifascisti si arruolassero nei nuovi corpi dei volontari per liberare, in particolar modo, l’Italia settentrionale.
Fu un’importante decisione politica presa appunto da tutti i partiti antifascisti.
- Vi erano volontari donne nell’esercito di liberazione?
No, nell’esercito ancora non era permesso loro di entrare. Nelle fazioni partigiane invece, il ruolo delle donne fu molto importante, alla pari di quello degli uomini.
Nell’esercito l’uniche donne presenti erano le crocerossine, noi tuttavia avevamo soltanto un prete: un uomo di un’audacia unica, non si faceva problemi a gettarsi sul campo a recuperare i feriti. Non aveva paura nemmeno di morire, forse aveva fretta di andare in paradiso.
- Che rapporti c’erano tra voi e la popolazione civile?
La popolazione ci appoggiava in tutto, se fosse stata contraria non ce l’avremmo mai fatta. In particolar modo l’aiuto dei contadini era decisivo in quanto ci sfamavano. Per dare il cibo ai soldati veniva talvolta sequestrato ai loro i viveri, tuttavia era regola rilasciare un buono in modo che, dopo la guerra, venissero risarciti adeguatamente.
Qualcuno se ne sarà anche approfittato, ma il regolamento era questo, ed era giusto perchè altrimenti l’esercito non avrebbe potuto sopravvivere, ma non si poteva nemmeno rubare il cibo alla gente.
- Quali sono i motivi politici che ti hanno spinto a partecipare alla resistenza? speravi in un furo migliore? In una rivoluzione socialista?
Il nostro obiettivo comunque era quello di arrivare alla rivoluzione socialista; alle prime elezioni In Toscana il partito comunista e socialista presero molti voti, ma a livello nazionale non andò così, la DC stravinse.
Ovviamente speravamo nella Russia sovietica, volevamo fare come loro, vincere le elezioni, fondare cooperative di operai ecc.
Ma anche quando ci fu l’attentato a Togliatti la rivoluzione non partì perchè a detta di lui le navi americane erano pronte a intervenire in caso di rivolta rossa. Avevamo occupato le fabbriche e la stazione, addirittura da quanti eravamo i carabinieri ci dissero “se succede qualcosa noi ce ne andiamo...”
La vittoria della DC fermò tutto. Era evidente che aveva grossi appoggi esterni, la loro propaganda era capillare soprattutto in luoghi come le Chiese, andavano dalle donne a dire “se voti comunista vai all’inferno”; inoltre ci sarebbe da chiedersi come facevano ad essere così radicati nel territorio quando nei comitati di liberazione erano una delle minoranze.
Successivamente capimmo che erano pesanti gli strascichi del regime: la fascistizzazione delle forze dell’ordine rese possibile la repressione dello sciopero. Quante se n’è prese... facevano caroselli con le jeep, e poi manganellate e lacrimogeni. Nonostante la presenza fascista nelle forze dell’ordine c’è da dire che anche se qualcuno nell’arma non era fascista si limitava a eseguire gli ordini senza discutere.
Poi morì Berlinguer... poi altre divisioni...
- Che rapporto c’era con le armate alleate?
Il rapporto era buono, il nostro capitano era inglese, dopo la guerra il nostro plotone si riunì e ricevette le lodi del generale Alexander in persona.
Dato che eravamo gente comune gli alleati pensavano che non fossimo abituati alla guerra e che saremmo fuggiti in combattimento. Ma i nostri ideali erano talmente forti da farci rimanere a combattere sul fronte. È ovvio che tutti avevamo paura e forse qualcuno è stato talvolta un passo indietro, ma andammo comunque avanti. Inoltre eravamo poco più che ragazzi.
- Cosa ci potresti dire a proposito del recente revisionismo di sinistra e riguardo alle cosiddette “vendette private”?
Nel periodo della liberazione sembravano tutti antifascisti, anche chi inizialmente era fascista di comodo. Quelli ancora fedeli al regime furono nella maggior parte dei casi presi e fatti lavorare o picchiati, ma sempre uomini contro uomini e donne contro donne. A empoli ad esempio la moglie di un noto fascista venne rasata a zero dalle altre donne con forbici da pota, dovevate vedere come era brutta.
Gli empolesi tuttavia sono stati anche troppo clementi con i fascisti scampati alla guerra, pochissimi di loro furono uccisi al loro ritorno. Dopo la fine della guerra comunque i soldati erano mandati a controllare le strade per evitare disordini.
Possono anche accontentarsi i fascisti a empoli, gli è andata anche fin troppo bene.
Ma alla fine comunque i fascisti “che contavano” si salvarono.
- Quali erano le condizioni di vita dei volontari per la libertà, come eravate equipaggiati?
Quando arrivammo alle caserme di Cesano notammo subito che erano senza luci, vetri, porte e letti; ci dettero del pagliericcio su cui dormire, l’uniforme e una coperta. E meno male che dovevamo essere trattati come gli inglesi.
Ci addestrarono per 28 giorni e poi subito in battaglia. Avevamo in dotazione l’MK1, i Thomson e lo Stan inglese, e eravamo addestrati tutti sui pezzi anticarro.
- Ci potresti raccontare un episodio che ci faccia capire cosa voleva dire essere in guerra?
Eravamo in provincia di Ravenna. Avevamo di fronte la terza e la quarta divisione paracadutista tedesca. Ci furono dei problemi con i mezzi di comunicazione, il telegrafo si era rotto, ci trovammo troppo avanzati sul fronte prendendoci le cannonate sia dai tedeschi che dagli alleati. Cercarono di mandarci il telegrafista a piedi con l’ordine ma pestò una mina e morì. Ma alla fine ci salvammo riuscendo a indietreggiare.
Il giorno dopo con l’aiuto di una brigata composta totalmente da ebrei riuscimmo a sfondare le linee nemiche e da lì in poi non incontrammo più resistenza fino a Bologna e poi in Veneto.
- Che rapporti avevi con la famiglia durante la guerra di liberazione?
La mia mamma pianse moltissimo, povera donna. Non voleva che partissi. Ci sentivamo scrivendoci lettere usando la posta militare. Ad ogni soldato era dato un numero al quale la famiglia poteva scrivere non potendo però sapere dove mi trovavo.
- Come pensi che siano nati i nuovi movimenti giovanili fascisti?
Inanzi tutto l’ignoranza, spesso sono vagabondi, figli di fascisti o di delinquenti; altrimenti non farebbero quelllo che fanno. Inoltre sono sicuramente finanziati dallla destra anche presunta moderata, come all’epoca i fascisti erano finanziati dai proprietari terrieri. Non temo comunque un loro ritorno di massa, in quanto ad oggi nemmeno i padroni vogliono il ritrorno del regime.
- Quali sono le nuove prospettive dell’anpi?
Noi invecchiamo, e molti di noi non ci sono più. Per mantenere viva l’associazione, al congresso del 2006 fu decisa l’apertura al tesseramento giovanile, altrimenti l’anpi sarebbe finita come l’anppia. Il nostro statuto ora dice “coloro che difendono l’antifascismo, la costituzione e la resistenza hanno pari valore dei partigiani, cioè coloro che hanno combattuto all’epoca”.
- Che cosa ne pensi della recente tendenza di mettere sullo stesso piano partigiani e repubblichini?
Non mi fa bestemmiare! I repubblichini erano coloro che sventravano donne incinte con le baionette e giocavano al tiro al piattello usando i bambini al posto del piattello, erano delinquenti, avanzi di galera anche se i nazisti hanno fatto peggio.
- Che consiglio daresti alla sinistra dei giorni nostri?
Ci vuole unità! Bisogna riuscire a riunire tutti sotto un solito programma. La realtà è che la rivoluzione era possibile farla prima del 21 quando vi era un solo partito, quello socialista, al tempo avevamo i numeri per farlo. Vediamo oggi i risultati del processo di disgrezione che va avanti ormai da quasi un secolo.
Finche non ci sarà unità nelle sinistre vinceranno sempre le destre in quanto hanno più disponibilità economiche e sono preparati a svolgere bene il loro ruolo.
- Cosa ne pensi del fatto che oggi il tricolore sia associato sempre più spesso all’estrema destra invece che alla lotta di liberazione?
Ti dico soltanto che il tricolore fu dato a noi che stavamo combattendo contro i nazifascisti a tutti gli effetti invasori. Sono stati loro a tradire il popolo i taliano, e quindi il tricolore.
Loro vorrebbero usare il tricolore come simbolo? Loro si riunivano tutti solo sotto il nero!